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Caduti sul lavoro, si allarga la protesta

2018, annus horribilis per le morti sul lavoro
Foto: fotografia di Cgil Toscana, da Twitter
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Sciopero generale a La Spezia per la morte di un operaio croato in un cantiere navale, mentre a Mantova i metalmeccanici Fiom, Fim e Uilm si fermano per quattro ore (con presidio davanti all'azienda Belleli) dopo la quinta vittima dall'inizio dell'anno

Sciopero generale di otto ore a La Spezia, stop di quattro ore dei metalmeccanici a Mantova. Il crudele aumento degli incidenti sul lavoro, che ha registrato in questi ultimi giorni un’impressionante sequela di vittime, vede Cgil, Cisl e Uil reagire con estrema nettezza. I lavoratori della città ligure di tutte le categorie (escluso il pubblico impiego) si fermano per otto ore, organizzando anche un presidio di fronte alla Prefettura (a partire dalle ore 10). Nella città lombarda la protesta si concentra davanti ai cancelli della Belleli (con sit-in dalle ore 9.30), scelta dai sindacati come simbolo perché è la “fabbrica che più di tutte porta avanti una strategia di contrasto nei confronti dei lavoratori delegati alla sicurezza, arrivando a sanzionarli e confinarli”.

Lunedì 14 maggio è stata una giornata “nera” per i cantieri navali spezzini, dove si è verificato un incidente che ha provocato la morte di un operaio e il gravissimo ferimento di un secondo lavoratore. La vittima è un cittadino croato di 56 anni, Dragan Zekic, residente a Paese (Treviso). L’operaio era dipendente dell’azienda Vettori, impegnata in un subappalto nel cantiere Navalmare al Muggiano (nella zona di Lerici). L’uomo, mentre stava lavorando alla realizzazione di moduli frangionde per un molo, è rimasto schiacciato da una grande e pesante lastra di metallo e cemento sganciatasi da una gru, presumibilmente a causa della rottura della cinghia che la assicurava al braccio del mezzo meccanico.

“Fermiamo la strage”, questo lo slogan dei sindacati per la manifestazione, che hanno anche deciso di devolvere un'ora di lavoro alla famiglia dell'operaio. “Siamo sgomenti e attoniti per l'ennesima morte sul lavoro nel nostro territorio” scrivono Cgil, Cisl e Uil provinciali, rimarcando che è la terza vittima sul lavoro dall’inizio dell’anno: “La città si deve fermare per un giorno, deve essere una giornata di lutto e di riflessione. Ma anche l'occasione di rinnovare la battaglia per la sicurezza sul lavoro”.

Sulla tragedia sono intervenuti anche Lara Ghiglione (segretaria generale Cgil La Spezia) e Mattia Tivegna (segretario generale Fiom La Spezia). Per i due esponenti sindacali queste tragedie sono il risultato “di un lavoro ormai sempre più di corsa, dove le tutele si assottigliano, dove l'importante è fare in fretta, sempre e comunque”. Ghiglione e Tivegna, inoltre, evidenziano come la “situazione sia incredibilmente peggiorata dopo l'abolizione dell'articolo 18, perché gli operai adesso hanno anche il terrore di denunciare le scarse condizioni di sicurezza, dal momento che pure in caso di licenziamento senza giusta causa hanno diritto a un semplice indennizzo, e non al reintegro nel posto di lavoro”.

A Mantova sono già cinque gli infortuni mortali avvenuti dall’inizio dell’anno (nel 2017 si era registrata una vittima). Una situazione che sembra dunque sfuggire a ogni controllo, e che ha spinto i metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil alla protesta odierna, con uno sciopero di quattro ore e un presidio davanti alla sede della Belleli. “Non c’è mai stato uno sciopero provinciale per la sicurezza di tutti i metalmeccanici”, spiega il segretario generale Fiom Mauro Mantovanelli: “Con la ripresa della produzione gli incidenti sono aumentati. Siamo per il lavoro, ma non a ogni costo, bisogna richiamare le aziende alle proprie responsabilità”.

La manifestazione di oggi, precisa Mantovanelli, ha un preciso obiettivo. “L’obiettivo – argomenta il segretario generale Fiom – è lanciare un appello all’Agenzia di tutela della salute (Ats) e all’Inail per una maggiore prevenzione, pretendere il rispetto e la tutela dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, denunciare il mancato riconoscimento delle malattie professionali, sensibilizzare i lavoratori a pretendere mansioni sicure e a denunciare gli infortuni, cosa che purtroppo ancora oggi spesso non avviene a causa della pressione delle aziende”.

Sulla recrudescenza degli infortuni sul lavoro è intervenuto anche il segretario confederale della Cgil Franco Martini. “È una strage che va fermata. Il tempo delle denunce deve lasciare il posto a iniziative concrete da parte di tutti” ha detto l’esponente sindacale: “Abbiamo dedicato il Primo Maggio al tema della sicurezza per sollecitare un sussulto da parte dell'intera società, da parte di chi ha responsabilità di governo delle istituzioni a tutti i livelli e di chi le ha nella conduzione delle imprese. Ma non è bastato, e si continua a morire per evidente mancata applicazione delle norme sulla sicurezza”.

Per Franco Martini “chi pensa di formare un nuovo governo deve mettere il lavoro, la sua sicurezza e la sua qualità al primo posto, cosa al momento del tutto assente dal confronto in atto. Chi è chiamato a svolgere controlli deve farlo concordando con Regioni, Comuni e parti sociali a livello territoriale piani straordinari di intervento sulle priorità sulle quali intervenire”. 
E per quanto riguarda le imprese, conclude il segretario confederale Cgil, “non possono inseguire la ripresa semplicemente aumentando carichi e orari di lavoro, rinunciando ad aumentare la produttività attraverso l'unica via possibile, quella dell'innovazione dei processi organizzativi del lavoro”.