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Giuseppe Di Vittorio, continua la caccia all'inedito

Tre novembre, sessant'anni senza Di Vittorio
Ilaria Romeo
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Prosegue il concorso bandito dalla confederazione per il 60° anniversario della morte del leader sindacale. L'iniziativa è finalizzata al ritrovamento e all'acquisizione (in originale o in copia digitale) di video, foto, lettere e documenti

Se avete una lettera, una foto, un autografo o un documento firmato da Giuseppe Di Vittorio, è il momento di tirarlo fuori dal cassetto. In occasione del 60° anniversario della scomparsa del suo primo segretario generale, infatti, la Cgil nazionale ha bandito un concorso finalizzato al ritrovamento e all’acquisizione (in originale o in copia digitale) di video, foto, lettere o documenti a firma Giuseppe Di Vittorio, non conservati presso gli archivi della Confederazione (requisiti e modalità di partecipazione si possono leggere nel bando di concorso).

“Ogni giorno giungeva a Di Vittorio una quantità immensa di lettere, da ogni parte d’Italia - ricorda Anita Contini Di Vittorio nelle proprie memorie - Una mole immensa, di fronte alla quale confesso di essermi sentita, talvolta, spaventata. Si rivolgevano a lui per i motivi più vari […] Mancavano i mezzi per far studiare un figlio? Si scriveva a Di Vittorio con fiducia […] Un paralitico chiedeva una carrozzella per poter uscire qualche volta di casa. Dei genitori chiedevano a lui un aiuto «per sposare i figli» che non possedevano nulla. Una famiglia minacciata di sfratto si rivolgeva a lui e così l’infortunato sul lavoro o il mutilato di guerra. Accadde più di una volta che si rivolgessero a lui marito e moglie, perché egli dicesse la parola che poteva rimetterli d’accordo, e salvare l’unita della famiglia. Di Vittorio pretendeva che si rispondesse con grande attenzione a tutti. Guai se una sola lettera rimaneva inevasa!” [1].

A Di Vittorio scrivono in effetti (e l’Archivio storico Cgil nazionale gelosamente ne conserva gli originali) invalidi e pensionati di guerra, artigiani, invalidi civili, orfani, vedove, lavoratori senza pensione, pensionati, perseguitati politici, operai, emigrati, maestri (anche di scherma), carabinieri, persino preti. Cittadini di ceto e condizione sociale molto diversi che confidano al segretario, ma anche e forse soprattutto all’uomo Di Vittorio esigenze, inquietudini, progetti.

Le lettere permettono di raccontare mille storie diverse: quelle dei ragazzi (10-14 anni) del Villaggio Sandro Cagnola (La Rasa, Varese), istituito con lo scopo di “assicurare l’avvenire ai figli dei compagni caduti” (il villaggio ospita, tra l’altro, i figli dei non sopravvissuti all’eccidio di Portella della Ginestra); quelle dei tantissimi perseguitati politici; quelle delle donne. Donne che, condividendo una sorte purtroppo comune,  raccontano di aver contratto debiti per sopravvivere, di avere arretrati nel pagamento dell’affitto di casa, nei negozi di alimentari. Questa coralità non impedisce che nelle lettere emergano o anche semplicemente trapelino accenti quasi confidenziali, o particolari personali: c’è chi narra di essersi divisa dal marito “per contrari e opposti sentimenti politici” o chi espone la sventura di essere “vittima di gelose piccinerie che si accaniscono sulla parte debole della società, utilizzando stereotipi volgari”, offrendo la comunicazione confidenziale anche aspetti gioiosi quali la nascita di un figlio, le nozze della figlia.

A Di Vittorio scrive anche il prete (effettivamente alla segreteria hanno scritto anche delle suore, chiedendo la tessera Cgil), il dottore, colui che vuole emigrare, il lavoratore che si sente danneggiato dallo sciopero dei servizi pubblici… Al “compagno onorevole” viene anche spedito di tutto: marce trionfali per pianoforte, progetti di apparecchi agricoli o invenzioni varie, foto di famiglia… E Di Vittorio, da buon padre di famiglia, ascolta, comprende, guida, indirizza, consiglia, quando può interviene, ma soprattutto risponde, a tutti.

Dal 1944 al 1957 (anno della sua morte), le lettere conservate in archivio consentono una narrazione diversa degli avvenimenti storici dell’Italia degli anni Cinquanta, raccontando in una forma squisitamente umana e personale delle rappresaglie, degli eccidi, della disoccupazione, in generale del clima politico, economico e sociale di un’Italia uscita da una guerra devastante in senso materiale e ancor più morale, che però combatte e lotta, senza arrendersi. Per rendere più facile la ricerca dell’inedito che stiamo cercando abbiamo compilato un elenco dei mittenti delle lettere indirizzate a Di Vittorio e conservate in via dei Frentani.

Sei tra i mittenti? Ne conosci qualcuno? La caccia all’inedito continua. Per consultare l'elenco clicca qui

[1] Anita Di Vittorio, La mia vita con Di Vittorio, Vallecchi, Firenze 1965, pp. 142-143.

Ilaria Romeo è responsabile Archivio storico della Cgil Nazionale