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Cgil: grave militarizzazione forzata corpo forestale Stato

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Fracassi: "Ci batteremo in tutte le sedi, anche in quella giudiziaria, per ripristinare le libertà personali dei lavoratori" costretti ad abbandonare lo status di "civili". Necessaria una riorganizzazione, ma con queste modalità

"Più che di razionalizzazione delle funzioni, si dovrebbe parlare di pessima razionalizzazione delle libertà personali: l'assorbimento dei lavoratori del Corpo forestale dello Stato all'interno dell'Arma dei carabinieri, con conseguente trasformazione del loro status da 'civile' a 'militare' senza alcuna libertà di scelta, è un fatto gravissimo, che si aggiunge alla decisione sbagliata di cancellare una forza di polizia specializzata nella prevenzione e repressione delle violazioni dell'ambiente". Così Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil, commenta l'approvazione, da parte del Consiglio dei ministri di ieri, del decreto legislativo recante la razionalizzazione delle funzioni di polizia e l'assorbimento del Corpo forestale dello Stato.

Per l'esponente Cgil, "la necessità di riorganizzazione c'è, sicuramente, e la Cgil oltre un anno fa ha presentato alcune proposte su questo punto. Ma, come purtroppo spesso accade, la strada intrapresa non va esattamente nella direzione di razionalizzare, evitare gli sprechi e assicurare servizi più efficienti per i cittadini. La decisione di sopprimere il Corpo forestale dello Stato, facendo transitare il personale nell'Arma dei carabinieri, è grave, non solo perché implica la scelta di non avere in questo Paese una forza di polizia specializzata, tra le altre cose, nella prevenzione e repressione delle violazioni dell'ambiente e delle frodi a danno delle produzioni agroalimentari, ma lo è ancor di più per le conseguenze che avrà sui lavoratori direttamente interessati".

"In forza di questo provvedimento, il personale, che oggi ha status civile, assumerà lo stato giuridico miliare. E non per una libera e legittima scelta. Questa militarizzazione forzata è l'aspetto maggiormente negativo del decreto – spiega la segretaria confederale –, in quanto l'assunzione dello status di militare presuppone l'affievolimento di una serie di libertà personali, tra cui il diritto di partecipare a riunioni e manifestazioni politiche, di scioperare e costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad associazioni sindacali. Proprio perché si tratta di una decisione che intacca in modo significativo la sfera personale e i diritti in capo ai singoli cittadini, deve essere oggetto di una libera scelta".

"Per queste ragioni, tale vicenda assume un carattere particolare, che travalica il perimetro della vertenza sindacale tradizionale e investe il dibattito pubblico, anche sui limiti che la legge può imporre alle libertà personali. E per questo riguarda tutti noi, soprattutto in quanto cittadini oltrechè lavoratori. La Cgil, insieme alle categorie e alle altre organizzazioni confederali, si batterà in tutte le sedi opportune, incluse quelle giudiziarie, per ripristinare i diritti e la piena libertà dei lavoratori", afferma in conclusione la sindacalista.