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Il piano del governo

La svolta green

Foto: Simona Caleo
Simona Fabiani
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Dopo la sfida lanciata dall'Ue, anche il nostro esecutivo sembra orientato a perseguire la sfida della transizione ecologica e digitale, che consenta di coniugare investimenti pubblici e privati, con sostenibilità ambientale e sociale, innovazione ed economia circolare  

L'articolo che segue è tratto dal n.4/2020 di Idea Diffusa, il mensile a cura dell'Ufficio lavoro 4.0 della Cgil realizzato in collaborazione con CollettivaClicca qui per leggere tutti gli articoli di questo numero dedicato alle smart cities., le città intelligenti.

L'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, se messe al servizio della sostenibilità, possono dare un fattivo contributo per ridurre l'impatto ambientale delle attività umane e per la lotta al cambiamento climatico. Però, non dobbiamo fare l'errore di considerare le tecnologie dell'informazione e della comunicazione come sempre sostenibili e quindi sempre da finanziare per accelerare la svolta verso lo sviluppo sostenibile. Per esempio, l'industria Ict consuma elevati quantitativi di elettricità e ha una forte impronta di carbonio; utilizza terre rare, spesso ricorrendo a violazione dei diritti umani; i rifiuti elettronici sono in continua crescita e solo in minima parte sono raccolti e riciclati; gli effetti sulla salute delle radiazioni elettromagnetiche usate per la trasmissione dei dati sono ancora poco conosciuti.

Dopo che la Commissione europea ha lanciato la sfida della transizione ecologica e digitale con il Recovery plan, anche il governo italiano sembra ora orientato a perseguire un ‘green and innovation deal’, che consenta di coniugare investimenti pubblici, e sostegno agli investimenti privati, con sostenibilità ambientale e sociale, innovazione ed economia circolare. Nel programma nazionale di riforma, appena pubblicato, il governo propone di farlo affiancando le risorse del Green new deal, previste dall'ultima legge di Bilancio, con quelle per l'innovazione e un incremento dei fondi da dedicare alla sostenibilità ambientale e sociale, a partire dall'utilizzo delle risorse del fondo per gli investimenti delle amministrazioni centrali, delle risorse destinate agli investimenti sostenibili degli enti territoriali e delle risorse del fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca.

Nella fase di lockdown si sono moltiplicati i servizi digitali, erogati anche da parte delle pubbliche amministrazioni, e il lavoro a distanza. Molti hanno guardato a questo fenomeno anche come un modo per ridurre gli spostamenti e per contenere le emissioni e l'inquinamento dell'aria, anche dopo la fase emergenziale. Piuttosto che essere utilizzata per promuovere il lavoro da casa, riducendo negativamente le relazioni umane, i diritti, la salute e la sicurezza sul lavoro, i tempi e gli spazi di vita, la digitalizzazione potrebbe essere utilizzata per spostare le sedi fisiche di lavoro, decentrando i luoghi di lavoro, dalle città congestionate a piccoli centri o aree interne.

Altro modo con cui la digitalizzazione può aiutare a ridurre gli spostamenti individuali è l'utilizzo di piattaforme di osservazione e previsione del traffico e l'affiancamento a un servizio di trasporto pubblico collettivo, potenziato e pulito, di veicoli automatizzati funzionanti in rete e nuovi servizi di mobilità condivisa. Altro tema su cui la digitalizzazione può dare un contributo, è quello del risparmio energetico degli immobili. Quello che viene definito lo ‘smart building’ utilizza tecnologie per la connettività, l'impiantistica smart, la sensoristica e le piattaforme software di gestione e controllo per rendere gli edifici sempre più efficienti, in grado di produrre energie rinnovabili, interagire con la rete ed essere infrastrutture di ricarica per la mobilità elettrica. Nella transizione energetica la digitalizzazione delle reti, e i sistemi di accumulo, sono un fattore strategico per la sostituzione delle fonti fossili con le energie rinnovabili e per il passaggio da un sistema energetico centralizzato ad un sistema diffuso, democratico, basato sull'autoconsumo e le comunità energetiche. 

Anche la blockchain potrebbe rappresentare una soluzione per un sistema energetico decentralizzato, da valutare con un'attenta analisi costi-benefici, che tenga in considerazione l'elevato consumo di energia di questa tecnologia, energia che ovviamente dovrebbe essere prodotta da fonti rinnovabili. L'utilizzo della blockchain potrebbe essere interessante, dopo il fallimento del Sistri, anche nel settore dei rifiuti per la tracciabilità, la certificazione delle fasi di raccolta, trasporto, e conferimento all'impianto finale di trattamento. La raccolta differenziata può essere facilitata dal diffondersi dei cassonetti informatizzati con tessera magnetica per il conferimento, collegati alla centrale di smistamento dei rifiuti, che controlla l’attività per ottimizzare i tempi e le modalità di svuotamento e il corretto comportamento dei cittadini.

Si possono fare tanti altri esempi d’interazione ambiente-digitalizzazione, dal tema della distribuzione dell'acqua al monitoraggio ambientale, all'economia circolare, alla prevenzione dei rischi, a tanti altri ancora: quello che è essenziale sempre, è verificare che l'innovazione e la digitalizzazione diano un contributo verso la sostenibilità, valutando l'impatto sociale e occupazionale, sul clima, sull'ambiente, sui diritti umani e sulla salute, prima di fare investimenti pubblici o sostenere investimenti privati in progetti di ricerca e di sviluppo.