Peggiorare la legge Fornero? Sembrava impossibile, ma il governo ci è riuscito con la nuova legge di bilancio. Che, non solo non la supera – come pure promesso in campagna elettorale – ma cancella quelle misure che, come Ape social e Opzione donna, un po’ ne limitavano gli effetti.

Durissimo il giudizio della Cgil: “Nessuna risposta per giovani, donne e pensionati. Di fatto si sposta il traguardo pensionistico per tutti, altro che riforma del sistema previdenziale né, tanto meno, 41 anni di contributi per tutti. Si continua a fare cassa sulla previdenza”.

Insomma, dalla legge Monti-Fornero di fatto si passa alla “Salvini-Meloni”. Innanzitutto, viene confermato il taglio sull’indicizzazione delle pensioni effettuato lo scorso anno oltre 4 volte il trattamento minimo, che si sommerà a quello del 2024.

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Come su non bastasse vengono praticamente azzerate Ape sociale (il requisito di età passa da 63 anni a 63 anni e 5 mesi e vengono esclusi tutti quelli nati dopo il 1° agosto 1961) e Ape donna: innalzamento dei requisiti (35 anni di contributi e 6i anni di età al 31 dicembre 2023) e solo per caregiver, invalide dal 74%, licenziate o dipendenti da aziende con un tavolo di crisi aperto.

Quanto a Quota 103 (la pensione con 62 anni di età e 41 di contributi), subisce un ricalcolo col sistema contributivo che può portare a un taglio dell’assegno del 20% e le finestre di uscita aumentano di altri 4 mesi per i privati e 3 mesi per i pubblici, mentre viene anche previsto un tetto massimo.

Cattive notizie anche per i giovani, si allunga il traguardo della pensione, senza introdurre nel sistema nessun elemento di solidarietà ed equità. Viene infatti innalzato l’importo da raggiungere per accedere alla pensione anticipata nel sistema contributivo (a 64 anni con almeno 20 anni di contributi), da 2,8 a 3 volte il minimo (1.596 euro circa).

Dulcis in fundo, per modo di dire, la sorte riservata alle pensioni dei pubblici dipendenti. Dal 1° gennaio 2024 vengono riviste le aliquote di rendimento per la quota retributiva per chi lavora negli enti locali, per chi è iscritto nella cassa sanitari, alla cassa degli ufficiali giudiziari e insegnanti delle scuole dell’infanzia o parificate. Un’operazione che potrà portare a tagli anche significativi dell’assegno. Insomma, tanti i motivi, anche rispetto alla previdenza, per scioperare e scendere in piazza.

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