“Con il nuovo decreto sicurezza il governo sceglie ancora una volta di rispondere ai conflitti sociali con nuove misure repressive e un inasprimento delle sanzioni, anziché affrontare le cause profonde del disagio. Una scelta che rischia di comprimere il diritto di manifestare e gli spazi di partecipazione democratica”. Così Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete studenti medi.

Mentre si moltiplicano gli strumenti di controllo, aggiunge, “migliaia di giovani fanno i conti con affitti insostenibili, precarietà, difficoltà nell’accesso all’istruzione e assenza di prospettive. La sicurezza non si costruisce criminalizzando il dissenso, ma investendo nella scuola pubblica, nel welfare, nel diritto alla casa e in spazi di aggregazione accessibili. Condannare la violenza non significa accettare che la protesta venga trattata come un problema di ordine pubblico”.

E ancora: “Siamo preoccupati da un modello che privilegia la repressione rispetto alla prevenzione sociale. Il diritto a manifestare e a esprimere dissenso è fondamentale in una democrazia. Le risorse pubbliche devono garantire diritti e opportunità, non alimentare una logica esclusivamente punitiva”.

Verdecchia rilancia quindi la mobilitazione del 20 novembre: “Non ci intimidite. Siamo la generazione Fuoriclasse e non ci rassegniamo alla precarietà, alle disuguaglianze e all’assenza di futuro. Invitiamo studentesse, studenti e tutte le realtà sociali a mobilitarsi per una società che metta al centro le persone, la conoscenza e i diritti. Di fronte a più repressione, rispondiamo con più partecipazione e solidarietà”.

Il messaggio è chiaro degli studenti è chiaro: “Soldi alla scuola, non alla repressione e alle guerre. La mobilitazione continua. Verso il 20 novembre”.