Una prima importante risposta, ma non sufficiente, su una questione che la Cgil aveva denunciato con forza nei mesi scorsi: ovvero quello della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti nei percorsi di uscita anticipata dal lavoro attraverso strumenti di accompagnamento alla pensione, quali l’isopensione, l’assegno straordinario di esodo o il contratto di espansione.

L’allungamento dei requisiti pensionistici legati all’aspettativa di vita rischia infatti di determinare effetti negativi per molte lavoratrici e molti lavoratori, i quali potrebbero non maturare il diritto alla pensione al termine del periodo di sostegno al reddito.

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Si tratterebbe, in sostanza, di un nuovo contingente di esodati. Ebbene, nella riunione che si è svolta al ministero del Lavoro e delle politiche sociali, il ministero si è reso disponibile, attraverso un’interpretazione estensiva della normativa, a consentire la proroga della prestazione di accompagnamento alla pensione per un periodo superiore a quello attualmente previsto – pari a 5 anni per gli assegni straordinari di esodo e a 7 anni per l’isopensione – fino al raggiungimento del nuovo requisito pensionistico.

Una platea ampia

Secondo i dati forniti dal ministero, la platea di coloro che potrebbero trovarsi senza alcuna copertura economica alla fine della prestazione di accompagnamento è di circa 5.000 lavoratrici e lavoratori, di cui circa 4.000 nel settore assicurativo o del credito, gli altri equamente distribuiti tra i percettori di isopensione o contratto di espansione.

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Per la Cgil, però, “è evidente che la platea complessiva coinvolta dall’adeguamento dei requisiti pensionistici è in realtà molto più ampia, poiché per tutti coloro che accederanno al pensionamento a partire dal 1° gennaio 2027 si determinerà uno slittamento della decorrenza della pensione rispetto a quanto indicato nelle certificazioni, con un conseguente danno economico, considerato che l’importo della pensione risulterebbe più elevato rispetto alla prestazione di accompagnamento percepita”.

A questo si aggiunge un ulteriore elemento di attenzione: “Ricordiamo che già in passato le stime si sono rivelate parziali rispetto alla platea effettiva, un aspetto che impone prudenza nella valutazione dei numeri e rafforza la necessità di interventi strutturali”, ricorda Ezio Cigna, responsabile politiche previdenziali della Cgil.

Le criticità più urgenti

Il confronto si è concentrato sulle criticità più urgenti, riconducibili a due principali situazioni: lavoratrici e lavoratori che, al termine dello strumento di accompagnamento alla pensione si sarebbero trovati con un periodo di scopertura prima dell’accesso alla pensione; lavoratrici e lavoratori che hanno cessato il rapporto di lavoro entro la fine del 2025 per accedere agli strumenti di uscita anticipata e che, a seguito dell’adeguamento dei requisiti pensionistici recepito a gennaio dall’istituto, rischiano di non maturare più il diritto alla pensione entro il periodo massimo di fruizione della prestazione di accompagnamento. 

Si troverebbero, così, senza lavoro, senza pensione e senza alcuno strumento di sostegno al reddito, e in alcuni casi con la necessità di versare contribuzione previdenziale per il raggiungimento dei nuovi requisiti.

La salvaguardia: il ruolo dei fondi di solidarietà

La proroga annunciata nell’incontro potrà essere riconosciuta anche nei confronti di coloro che, a partire da gennaio 2026, hanno ricevuto un diniego da parte dell’Inps all’accesso ai fondi di solidarietà. Per questi casi è previsto il riesame delle relative istanze. Si configura quindi come una misura di salvaguardia i cui costi saranno interamente a carico delle aziende.

Dal punto di vista operativo, per quanto riguarda i fondi di solidarietà, ciascun fondo dovrà adottare una specifica delibera interpretativa attraverso il proprio comitato amministratore; successivamente, il ministero del Lavoro e delle politiche sociali fornirà il via libera definitivo. Per quanto concerne invece i lavoratori in isopensione o in contratto di espansione, sarà previsto il prolungamento dell’erogazione degli assegni, in attesa della circolare dell’Inps che si è impegnato a emanare nel più breve tempo possibile.

Un problema strutturale

Per la Cgil “è un risultato sicuramente importante, frutto della denuncia che abbiamo portato avanti in questi mesi, che consente di evitare il determinarsi di nuove situazioni di scopertura. Ciò non esaurisce tuttavia le criticità: abbiamo infatti posto ulteriori questioni che richiedono soluzioni strutturali rispetto al funzionamento di questi strumenti”.

D’altra parte la soluzione individuata per le lavoratrici e i lavoratori che hanno cessato l’attività lavorativa alla fine del 2025 e che nei primi mesi del 2026, a seguito degli adeguamenti, hanno ricevuto il diniego all’accesso alle prestazioni di accompagnamento – per i quali è previsto il riesame delle domande – “rappresenta tuttavia una risposta limitata all’anno in corso. Rimane infatti un problema strutturale: ogni anno, a seguito della pubblicazione del rapporto della Ragioneria generale dello Stato e dell’aggiornamento delle stime sull’aspettativa di vita, si rischia di determinare nuovamente situazioni analoghe, con effetti di incertezza per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti”, sottolinea Cigna.

“Su questo punto continueremo a sollecitare soluzioni strutturali, poiché riteniamo fondamentale garantire a questi strumenti di uscita la massima certezza del diritto e stabilità nel tempo”, osserva il sindacalista.

Estendere le tutele ai lavoratori nel contributivo

Inoltre, aggiunge Cigna, abbiamo posto il tema dell’adeguamento di tali strumenti anche per le lavoratrici e i lavoratori interamente nel sistema contributivo. In particolare, nei casi in cui l’accesso alla pensione è subordinato al raggiungimento di un determinato importo soglia, attualmente di fatto preclude la possibilità di accedere agli strumenti di accompagnamento. Su questo aspetto, sia l’Inps sia il ministero del Lavoro hanno assunto l’impegno a individuare soluzioni che consentano di superare tali criticità”.

“Resta però fondamentale proseguire il confronto per rendere strutturali queste tutele e impedire che modifiche dei requisiti pensionistici possano ricadere su chi ha già intrapreso percorsi di uscita dal lavoro. Sarà inoltre necessario monitorare attentamente la fase attuativa, affinché le soluzioni individuate abbiano una rapida e concreta applicazione” conclude il dirigente Cgil.