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Decreto Rilancio

Per famiglia e povertà misure frammentate e parziali

Foto: Simona Caleo
Patrizia Pallara
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Solo una manciata dei 266 articoli sostiene le famiglie e le persone in situazioni di indigenza. Si tratta di provvedimenti poco efficaci, a cui manca un disegno organico

Duecentosessantasei articoli contenuti in duecentocinquantadue pagine, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale il 19 maggio 2020, n. 34. È questo il decreto legge Rilancio, ovvero "Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da Covid-19", la maxi manovra da 55 miliardi di euro approvata dal governo Conte. Si va dai contributi a fondo perduto ai bonus e superbonus, dalle detrazioni ai crediti di imposta, fino ai provvedimenti più strettamente di carattere sociale a favore delle famiglie e delle persone in situazione di fragilità.

“Si tratta di interventi spezzettati e frammentati, quelli di contrasto alla povertà sono parziali e poco efficaci, mentre continua a mancare un disegno organico, una vera e proprio prospettiva - commenta Rossana Dettori, segretaria confederale Cgil e componente dell’Alleanza contro la povertà -. Mentre non abbiamo ancora superato le conseguenze della crisi del 2008, tanto che l’incidenza della povertà è aumentata in questi anni, il lockdown sta peggiorando la situazione. Il decreto Rilancio non tiene conto di questo, perché non prevede alcun tipo di investimento nei servizi sociali, né in termini di risorse finanziarie né di risorse umane. Neppure un euro per gli interlocutori principali per chi è in condizione di bisogno”.

Dei 266 articoli della legge solo una piccola manciata sono quelli dedicati ai temi del sostegno alle famiglie, ai bambini e ragazzi e a quanti sono in condizioni di indigenza. Vediamoli.

Famiglie: il congedo o il bonus
Nel provvedimento c’è un’estensione da 15 a 30 giorni del congedo parentale straordinario per uno dei genitori lavoratori dipendenti con figli fino a 12 anni, con indennità al 50 per cento della retribuzione, da fruire entro il 31 luglio, sempre che in famiglia non ci sia un altro genitore non lavoratore. In alternativa, c’è il bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting che passa da 600 a 1200 euro, da utilizzare per prestazioni fino al 31 luglio per una baby sitter a domicilio ma anche per pagare centri  estivi ("servizi integrativi per l’infanzia, servizi socio educativi territoriali centri ricreativi"). Per i lavoratori dipendenti del settore sanitario, e del comparto sicurezza, difesa e soccorso questo voucher viene aumentato da mille a duemila euro.

Chi ha figli fino a 16 anni, terminato il congedo straordinario, può chiedere un ulteriore congedo non retribuito. L’art. 105 prevede un finanziamento del Fondo nazionale per la famiglia, 150 milioni di euro destinati a sostenere i centri estivi e i servizi socio educativi, tramite il trasferimento agli enti locali. Inoltre, lo smart working diventa un diritto per i lavoratori del settore privato con uno o più figli di età inferiore ai 14 anni, anche “in assenza di accordi individuali”, “a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o che non vi sia un genitore non lavoratore”.

In sostanza, la risposta al blocco della didattica in presenza, al venire meno dell’apporto educativo svolto dalla scuola, alla chiusura di tutte le altre attività, sportive, culturali, formative, che hanno riguardato una fetta di popolazione pari a 10 milioni di persone (i minori di 18 anni) si riduce a un congedo o a un bonus. Più uno stanziamento, 150 milioni, che sembra del tutto insufficiente per servizi che dovrebbero garantire percorsi extrascolastici di sviluppo della persona e che soprattutto dovrebbero essere pubblici.

Reddito di emergenza 
Da maggio viene introdotto il reddito di emergenza per sostenere le famiglie che hanno un reddito basso. L’agevolazione viene erogata dall’Inps in due tranche, ognuna di 400 euro che deve essere moltiplicata per il parametro corrispondente della scala di equivalenza (fino a 800 euro). Le domande per riceverlo devono essere inviate all’Inps entro la fine di giugno, ma ci sono alcuni requisiti che devono essere rispettati per poterlo ottenere. In particolare, avere un Isee inferiore a 15mila euro, un patrimonio mobiliare inferiore a 10mila euro (più 5mila per ogni membro della famiglia), sono esclusi coloro che beneficiano del bonus 600 euro, della cassa integrazione o del reddito di cittadinanza. È una misura temporanea che non combatte la povertà e penalizza le famiglie numerose e con minori, ha parametri di accesso diversi rispetto al reddito di cittadinanza per cui mira a coprire una parte di popolazione che non riesce a percepire quello di cittadinanza ma ha di positivo che include anche i cittadini stranieri. Con i suoi 954 milioni di euro di stanziamento, si stima che ne potranno beneficiare poco più di 1 milione di persone.

Un fondo per l’emergenza alimentare
250 milioni di euro per distribuire generi alimentari agli indigenti, una misura non strutturale che affronta il problema delle persone in marginalità estrema. Certamente la misura è positiva, ma il nostro sistema di welfare dovrebbe far sì che non si prevengano situazioni di indigenza.