“Dal primo tavolo di approfondimento al ministero delle Imprese sulla vertenza Electrolux non sono emerse aperture rilevanti da parte dell’azienda alle richieste dei sindacati, sostenute anche dalle istituzioni locali e dal ministro Adolfo Urso”. A dirlo è la segretaria nazionale Fiom Cgil Barbara Tibaldi, commentando il vertice che si è tenuto oggi (giovedì 25 giugno) con la multinazionale svedese.

I sindacati avevano chiesto il ritiro del piano presentato da Electrolux che prevedeva 1.700 esuberi e la chiusura del sito di Cerreto D’Esi (Ancona). “Lo difesa dello stabilimento marchigiano e delle produzioni in Italia rappresentano elementi dirimenti all'avvio della trattativa”, spiega Tibaldi: “Questi quattro incontri di approfondimento sono stati convocati perché c'era l'impegno dell’azienda sulla non chiusura di Cerreto e sui non licenziamenti”.

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Un impegno che la Fiom ritiene “non a tempo né formale. Per aprire una vera discussione deve esserci la garanzia della continuità produttiva e occupazionale di tutti gli stabilimenti, a partire da Cerreto D’esi. Dobbiamo mettere in campo le azioni utili per rendere gli stabilimenti italiani maggiormente competitivi”.

Tibaldi chiede “trasparenza riguardo ai costi dei prodotti e ai risultati economici degli stabilimenti: è necessario avere un quadro chiaro su cui si deve intervenire politicamente e normativamente. Il ministro Urso ha affermato che è disponibile a mettere in campo misure ordinarie e straordinarie affinché ci sia un nuovo piano condiviso tra governo, azienda e sindacati, che per noi vuol dire tutela dell'occupazione, di tutti gli stabilimenti e della capacità installata”.

La segretaria nazionale Fiom così conclude: “Se non è possibile entrare nel merito delle questioni, provando a fare una discussione costruttiva, così non si può proseguire. Occorre un intervento del governo e un’assunzione di responsabilità sociale da parte dell’azienda al fine di salvaguardare occupazione e produzione e rilanciare il settore degli elettrodomestici”.

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