La partita per il futuro di Aeffe entra in una fase decisiva. Dopo mesi segnati da licenziamenti, cassa integrazione e ricerca di nuovi capitali, il gruppo romagnolo della moda si trova ora davanti a due possibili acquirenti.

All’offerta già nota del fondo Oxy Capital si è infatti aggiunta una seconda manifestazione di interesse da parte di un gruppo cinese attivo nel settore moda e tessile. La novità è emersa durante l’ultimo confronto al ministero delle Imprese e del made in Italy, dove azienda, istituzioni e organizzazioni sindacali hanno fatto il punto sul percorso di salvataggio della società.

La scelta finale dovrebbe arrivare entro la metà di luglio, quando banche, advisor e soggetti coinvolti nella procedura individueranno la proposta ritenuta più solida per garantire continuità industriale e prospettive di sviluppo.

Due offerte per la nuova Aeffe

Fino a poche settimane fa il percorso sembrava orientato verso Oxy Capital, fondo specializzato nel rilancio di aziende in difficoltà che aveva già presentato una manifestazione di interesse destinata a concretizzarsi in una proposta più strutturata.

Nelle ultime ore, però, si è fatto avanti un secondo soggetto industriale che avrebbe accettato una serie di condizioni considerate centrali nel processo di cessione. “Questa holding asiatica del settore moda aderisce a tutta una serie di questioni che riguardano la cessione, il mantenimento degli asset e l’italianità dell’azienda”, spiega Riccardo Colletti della Filctem Cgil nazionale.

Entrambe le proposte prevederebbero inoltre la disponibilità di risorse finanziarie per sostenere l’attività aziendale e accompagnare la fase di transizione dopo le difficili scelte degli ultimi mesi.

La battaglia per mantenere produzione e competenze

Per il sindacato il concetto di italianità non riguarda la nazionalità dell’investitore, ma la salvaguardia del patrimonio industriale costruito negli anni. “Per noi italianità significa che le maestranze restino in Italia, che si produca in Italia e che si continui a ragionare in Italia”, afferma Colletti. Una posizione condivisa anche dalle Regioni Emilia-Romagna e Lombardia, che seguono da vicino una vertenza considerata strategica per il settore moda.

La Filctem richiama inoltre l’attenzione sul valore delle competenze professionali presenti all’interno del gruppo. Secondo il sindacato, negli ultimi mesi alcuni cambiamenti nella direzione creativa e stilistica avrebbero avuto ripercussioni sulla qualità del prodotto finale, rendendo ancora più importante la tutela del patrimonio professionale rimasto in azienda.

I sindacati: servono garanzie occupazionali

L’apertura di due possibili percorsi di rilancio viene accolta con prudenza. “Valuteremo nel dettaglio le offerte. Bene che ci sia la volontà di fare, ma fino a quando non ci saranno progetti industriali, mantenimento dei posti di lavoro e rispetto dei contratti, manterremo alta la guardia”, sottolinea Colletti.

La richiesta è che la scelta finale non si limiti a un intervento finanziario ma sia accompagnata da un vero progetto industriale capace di garantire continuità produttiva e occupazionale.

Il punto sulla vertenza

La crisi di Aeffe ha avuto pesanti conseguenze sul lavoro. Dopo l’apertura della procedura che riguardava 221 esuberi tra San Giovanni in Marignano, nel Riminese, e Milano, i licenziamenti effettivamente realizzati sono stati circa 120.

Per i lavoratori rimasti è stata attivata una cassa integrazione ordinaria che coinvolge oltre 400 addetti tra Romagna e Lombardia. All’interno degli stabilimenti la riorganizzazione ha comportato una redistribuzione delle mansioni e un aumento dei carichi di lavoro segnalato più volte dalle rappresentanze sindacali.

Parallelamente si è aperto anche il fronte legale. Decine di ex dipendenti hanno impugnato il licenziamento e una parte di loro ha avviato il percorso di contestazione con il supporto della Cgil.

Per il sindacato resta aperto anche il tema del possibile reinserimento di alcuni lavoratori usciti dall’azienda. “Rimane la speranza che venga rivalutata la posizione dei lavoratori licenziati nei mesi scorsi, perché nella fase di rilancio della nuova Aeffe potrebbe esserci bisogno anche di loro”, osserva Colletti.

Entro luglio la scelta decisiva

Il prossimo confronto al ministero è fissato per il 30 luglio, ma le decisioni fondamentali potrebbero maturare già nelle prossime settimane.

Sul tavolo ci sono due offerte, entrambe accompagnate da risorse economiche per sostenere la continuità aziendale e coprire anche parte dei costi generati dalla ristrutturazione degli ultimi mesi.

Per la prima volta dall’apertura della crisi, la discussione non riguarda più soltanto esuberi e ammortizzatori sociali. Al centro c’è il futuro industriale del gruppo e la possibilità di costruire una nuova fase per una delle aziende simbolo della moda italiana.

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