Tre stanze con letti a castello sono state scoperte dai vigili del fuoco all’interno del maglificio Mao Xin, una delle aziende tessili interessate dall’incendio divampato il primo settembre nella zona del Macrolotto 2, al confine tra Prato e Capalle. L’immobile, di proprietà italiana e occupato anche dalle ditte Vic Bee e M&C, è stato sequestrato dalla procura.

Sul rogo sono in corso gli accertamenti dei vigili del fuoco, incaricati di stabilire l’origine delle fiamme. La procura di Prato, guidata dal procuratore Luca Tescaroli, ha aperto un fascicolo ipotizzando non soltanto l’incendio doloso, ma anche i reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

L’incendio e le indagini

A dare l’allarme sono stati gli stessi lavoratori delle tre aziende, riusciti a mettersi in salvo e a lasciare il capannone. I vigili del fuoco stanno cercando di ricostruire la dinamica e di accertare se si sia trattato di un incendio accidentale o se le fiamme siano state appiccate intenzionalmente. Un interrogativo che si inserisce in un contesto già segnato da altri episodi incendiari che hanno interessato aziende a conduzione cinese tra Prato e Capalle.

Ma è soprattutto la scoperta dei dormitori a riportare l’attenzione sulle condizioni di lavoro e di vita all’interno del distretto tessile pratese.

Tre stanze con letti a castello

Nel maglificio Mao Xin i vigili del fuoco hanno individuato tre stanze al primo piano e una al piano terra destinate a dormitorio, con diversi letti. Una situazione che, secondo la Filctem Cgil Prato Pistoia, ripropone uno dei problemi più drammatici emersi negli anni nel distretto.

“Sembra davvero di essere tornati indietro ai tempi del Teresa Moda”, afferma Juri Meneghetti, segretario generale della Filctem Cgil Prato Pistoia. “Stiamo tornando alle stesse situazioni e condizioni? È inaccettabile”.

La scoperta assume un peso particolare alla luce della tragedia del primo dicembre 2013, quando sette operai cinesi morirono soffocati dal fumo mentre dormivano all’interno di una confezione tessile di via Toscana. Dopo quella strage, i controlli sulle condizioni di salute e sicurezza, anche da parte dell’Asl, avevano portato a un forte contrasto alla presenza di dormitori all’interno delle aziende.

“Non bisogna abbassare la guardia”

Per Meneghetti, questo ritrovamento dimostra come quella situazione non possa essere considerata definitivamente superata. “Stavolta, per fortuna, non ci sono vittime, ma le condizioni di illegalità nel distretto continuano a proliferare”, sottolinea.

“Il controllo sulle condizioni di salute e sicurezza deve proseguire. Chissà cosa potrebbe succedere se si abbassasse la guardia”, aggiunge il segretario generale della Filctem Cgil Prato Pistoia, chiedendo un rafforzamento degli strumenti di controllo anche sugli altri aspetti del lavoro nei quali possono annidarsi illegalità e sfruttamento.

L’appello sul Laboratorio Legalità Prato

La scoperta dei dormitori arriva infatti mentre la procura indaga anche sull’ipotesi di sfruttamento del lavoro. Per il sindacato, è necessario intervenire non soltanto dopo gli episodi più gravi, ma sulle condizioni che consentono all’illegalità di radicarsi nel distretto.

Da qui il nuovo appello alle istituzioni affinché venga data concreta attuazione al protocollo Laboratorio Legalità Prato, indicato dalla Filctem Cgil come uno strumento strategico per affrontare in maniera strutturale gli abusi e gli illeciti nel distretto.