Il ministro delle Imprese e del Made in Italy ha incontrato oggi (14 gennaio) i sindacati e il commissario giudiziale, per discutere della vertenza Tsd (ex Sittel). L’azienda, appartenente alla galassia Tim, aveva incassato prima di Natale una sentenza del tribunale di Milano che ne certificava lo stato di insolvenza. La Telco Soluzioni Digitali, nata nel 2020, è stata oggetto in questi sei anni di una serie di cessioni, che l’hanno portata fino al gruppo Telnet. I dipendenti si sono ridotti da oltre 700 a circa 200, che oggi si occupano dell’installazione della fibra. “I lavoratori sono da un anno in cassa integrazione e mancati stipendi arretrati, oltre ad una assenza grave di prospettive” hanno spiegato la Cgil e la Slc Roma e Lazio, presenti sotto la sede del Mimit insieme alla struttura nazionale della categoria.
“Un’azienda distribuita capillarmente sul territorio nazionale che, in totale controtendenza rispetto al settore delle reti, oggi sta chiudendo, nonostante il lavoro ci sia” osserva Guido Biagini, funzionario della Slc Cgil. Dopo la sentenza del tribunale, il compito del commissario giudiziale è stato quello di analizzare le prospettive concrete di recupero dell’equilibrio economico delle attività imprenditoriali.
“Dall’inizio di questa vertenza, abbiamo segnalato con tutti gli strumenti a disposizione quanto fosse preoccupante il piano inclinato sul quale stava scivolando Tsd – si legge in una nota della Slc Cgil – un progetto fallimentare che ha illuso potesse avere un minimo di sostenibilità con l’affitto da parte di Tim dell’azienda tutta, illusione scioltasi però come neve al sole quando quest’ultima se n’è liberata, in un batter di ciglia”. L’azienda è stata infatti ceduta al Gruppo Nextaly, che a sua volta l’ha ceduta, dopo averla caricata di altre centinaia di lavoratori provenienti dalla cessione di ramo di Comnet, al Gruppo Telnet. Quest’ultimo, però, già risultava non in grado di adempiere al mandato che la nascente Tsd avrebbe dovuto assolvere.
L’incontro al Mimit si è chiuso con una promessa di impegno nella valorizzazione dell'azienda. Occorrerà dunque riprendere la fatturazione ferma da maggio; sbloccare le cifre pignorate, con le quali pagare il credito d'imposta maturato dai lavoratori nel 2025 dovuto alla cassa integrazione; utilizzare il restante per l'amministrazione dell'azienda e la ripresa di alcune minime lavorazioni, che permetterebbero il completamento di altri lavori e la relativa fatturazione.
"Il progetto di rilancio verrà relazionato al tribunale e se approvato porterà l’azienda in amministrazione straordinaria – spiega la Slc Cgil – per renderla appetibile nel suo complesso per un possibile compratore, che per le condizioni di Tsd, non potrà che essere un’impresa di rete, dotata di una sua struttura organizzativa autonoma in grado di assorbire lavoratori, cantieri e commesse”.
Il progetto di valorizzazione prevede anche la possibilità, nel frattempo, di un affitto di tutto il ramo d’azienda a un impresa che voglia gestire i cantieri, fase preparatoria alla successiva messa in vendita competitiva sul mercato. La parola ora passerà al tribunale di Milano, che dovrà decidere, in base alla relazione del commissario, se autorizzare l’amministrazione straordinaria oppure decretare la fine dell’azienda attraverso la liquidazione. Nel frattempo lo stesso commissario chiederà la proroga della cassa integrazione per sei mesi, per accompagnare questa complessa procedura.
“Esprimiamo un’amara soddisfazione – conclude la Slc Cgil – dentro ad una vertenza che sin dall’inizio avevamo denunciato come fallimentare e così purtroppo è stato. Ora auspichiamo che tutte le parti in gioco si adoperino perché termini questo stato di cose e si possa dare una prospettiva occupazionale reale e dignitosa a poco più di 200 lavoratori, che da un anno sono in cassa integrazione senza alcuna visibilità sul futuro”.






















