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Si è svolto nelle scorse ore l’incontro tra Acquedotto Pugliese e le strutture territoriali di Cgil e Filctem per fare il punto sullo stato di avanzamento del dissalatore sul fiume Tara. Un confronto richiesto dal sindacato e che segna un primo aggiornamento ufficiale sull’opera finanziata con fondi Pnrr e Fsc. Quest’ultima è l’organizzazione non governativa che promuove la gestione responsabile delle foreste in tutto il mondo.
Si tratta di uno degli interventi strategici per il territorio tarantino. Il cantiere avanza –è stato completato il 15% dei lavori – ma il sindacato vuole vederci chiaro su tempi, organizzazione e qualità dell’occupazione.
Obiettivo: chiudere i lavori entro un anno
Secondo quanto riferito dall’azienda, nel sito sono impegnati mediamente circa 60 lavoratori al giorno. A maggio partirà la realizzazione del capannone previsto dal progetto, destinato a ospitare le strutture operative dell’impianto. L’obiettivo dichiarato resta quello di chiudere i lavori entro febbraio 2027. Una tabella di marcia che, però, dovrà reggere alla prova dei prossimi mesi, quando il cantiere entrerà nel vivo e aumenterà la complessità organizzativa.
Contratti e subappalti, il nodo vero
È su questo terreno che il sindacato alza il livello di attenzione. Cgil e Filctem chiedono chiarezza sui contratti collettivi applicati e sulla catena dei subappalti, elementi decisivi per evitare dumping e garantire condizioni di lavoro dignitose.
“La corretta applicazione dei contratti è il primo presupposto per la sicurezza e per la qualità dell’opera”, ribadiscono i segretari Giovanni D’Arcangelo e Francesco Bardinella. Non solo: i sindacati vogliono conoscere nel dettaglio l’intera filiera delle imprese coinvolte, la composizione della forza lavoro e l’organizzazione concreta del cantiere.
Relazioni industriali stabili e qualità dell’occupazione
Dal confronto emerge un’apertura da parte di Acquedotto Pugliese alla costruzione di un tavolo stabile. La richiesta del sindacati è di passare da incontri occasionali a un sistema strutturato di relazioni industriali che accompagni tutte le fasi del progetto. L’obiettivo è monitorare non solo l’avanzamento fisico dei lavori, ma anche la qualità dell’occupazione generata e l’impatto sul territorio. Una partita che riguarda non solo il dissalatore, ma l’insieme degli investimenti programmati nella provincia di Taranto.
La posta in gioco: lavoro e sviluppo
Per il sindacato ogni euro investito deve tradursi in buona occupazione e diritti. Trasparenza, sicurezza e qualità del lavoro diventano così condizioni non negoziabili. Il dissalatore non è solo un’infrastruttura, ma un banco di prova per il modello di sviluppo che si intende costruire. Cgil e Filctem assicurano che seguiranno passo dopo passo l’evoluzione del progetto, pronti a intervenire se gli impegni presi non saranno rispettati.
























