PHOTO
“Il lavoro è l’unico argine allo spopolamento”. Parte da qui l’allarme lanciato dalla Filctem Cgil Avellino-Benevento, che descrive una provincia sempre più segnata dalla crisi demografica e dalla fuga dei giovani. Per il segretario generale Carmine De Maio, “La provincia di Avellino vive una fase che non consente più rinvii: ogni anno tra duemila e tremila persone lasciano l’Irpinia, la maggior parte delle quali sono giovani.
L’allarme: giovani in fuga e popolazione sempre più anziana
La popolazione reale è ormai scesa sotto le 400 mila unità e i cittadini tra i 15 e i 34 anni sono appena 50 mila. Le proiezioni Istat, ricorda il sindacato, indicano che entro il 2030 oltre il 53% della popolazione irpina avrà più di 60 anni, quasi un quarto supererà i 75 e oltre il 5% avrà più di 85 anni.
“È un territorio che si sta svuotando mentre la politica continua a occuparsi delle sue dinamiche interne, incapace di cogliere la portata della crisi demografica e industriale che abbiamo davanti”, afferma De Maio. “Questa terra che ha cresciuto e sostenuto generazioni, che ha retto l’urto del terremoto, che ha costruito futuro con le mani e con il sudore, oggi rischia di diventare un luogo dove restano solo gli anziani e i ricordi”.
“Il modello nato dopo il terremoto non basta più”
Secondo la Filctem Cgil, molte delle imprese presenti oggi in Irpinia sono nate nel periodo della ricostruzione successiva al terremoto del 1980. Un modello che, però, “non basta più per trattenere i giovani, non basta per creare sviluppo e non è sufficiente per garantire il futuro”.
Per il sindacato servono nuove attività produttive, una mobilità territoriale moderna e una visione complessiva dello sviluppo. “Occorre una politica che torni a sentire il rumore delle fabbriche, che torni a parlare con i lavoratori e che metta al centro del dibattito il lavoro, senza il quale non c’è comunità che tenga”.
La contrattazione come leva contro lo spopolamento
Per De Maio esiste già uno strumento capace di produrre risultati concreti: la contrattazione di secondo livello. Gli accordi sottoscritti negli ultimi anni in aziende come Altergon Italia, azienda farmaceutica con sede a Morra De Sanctis specializzata nella produzione di farmaci e prodotti conto terzi, dove sono stati stabilizzati ottanta lavoratori, ridotto il ricorso alla somministrazione, introdotti percorsi di ricambio generazionale e riconoscimenti professionali, oltre a premi di produzione, welfare aziendale, ticket mensa e borse di studio.
Viene ricordata anche Sediver, stabilimento di Nusco che produce isolatori in vetro per linee elettriche ad alta tensione, dove l’accordo ha previsto venti stabilizzazioni, un sistema di premi e un investimento sulle condizioni dei lavoratori impiegati negli appalti.
Infine la Filctem cita Gvs Sud, azienda di Manocalzati specializzata nella produzione di sistemi filtranti per il settore medicale e industriale, che ha rafforzato premi di risultato, welfare e sostegni economici dedicati alla genitorialità.
Secondo il sindacato questi accordi dimostrano che la contrattazione aziendale può contribuire non solo a migliorare salari e diritti, ma anche a rafforzare la permanenza delle famiglie sul territorio.
L’appello a istituzioni e imprese
Da qui l’appello rivolto alle imprese, alle associazioni datoriali e alle istituzioni locali e regionali per costruire una strategia industriale condivisa, fondata su investimenti, qualità del lavoro, infrastrutture e servizi.
Tra le priorità indicate figurano il completamento di necessarie opere infrastrutturali: l’elettrificazione della linea ferroviaria Salerno-Avellino-Benevento, che avrebbe dovuto essere terminata nel 2021 e che si prevede verrà completata il prossimo anno; il Lotto Zero, un tracciato ferroviario di 44 chilometri per collegare direttamente le aree interne di Avellino e la Valle dell'Irno all'Alta Velocità/Alta Capacità; la Lioni-Grottaminarda, strada a scorrimento veloce necessaria per completare il collegamento trasversale dal Mar Adriatico al Mar Tirreno, oltre a unire le autostrade A3 Salerno- Reggio Calabria e A16 Napoli-Bari; la stazione logistica di Flumeri e gli interventi per la depurazione industriale.
“Questa terra che amiamo non può farcela alle condizioni date”, conclude De Maio. “Non può essere lasciata sola davanti alla più grande crisi demografica e industriale della sua storia. Il tempo è finito: servono atti, servono investimenti, servono responsabilità. Chi continua a ignorare questa emergenza sta tradendo consapevolmente questa terra e i suoi lavoratori”.






















