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La guerra porta con sé, oltre ai lutti, alle distruzioni e alle violenze, anche l’aumento del costo dei carburanti e la diminuzione degli stoccaggi. In questo contesto la Fp Cgil chiede al governo di invertire la tendenza e aumentare le giornate di smart working. Serve al portafogli di lavoratrici e lavoratori, serve alla pubblica amministrazione che ha bisogno di innovazione organizzativa. Ne parliamo con Federico Bozzanca, segretario generale della Fp Cgil
A seguito del rincaro dei carburanti causato dalla guerra avete chiesto che si torni ad un aumento dello smart working nel lavoro pubblico. Ci spieghi meglio?
Molte amministrazioni pubbliche, a partire da Palazzo Chigi, stanno compiendo passi indietro rispetto all’utilizzo dello smart working. La situazione è questa: a fronte di una sperimentazione di utilizzo del lavoro a distanza causata dalla pandemia e poi proseguita, e che ha dato risultati positivi e prodotto elementi di innovazione nell'organizzazione del lavoro, assistiamo a un passo indietro da parte di molti dirigenti che stanno riducendo il numero di giornate di smart working. La presidenza del Consiglio dei ministri recentemente ha voluto, appunto, una forte restrizione dell'utilizzo di questa modalità di lavoro.
Perché?
Ritengo che il passo indietro sia figlio di un deficit di cultura organizzativa diffuso tra molti dirigenti dell’amministrazione che evidentemente non riescono a interpretare questa modalità di lavoro come un'opportunità di innovazione dell'organizzazione del lavoro, e continuano a immaginare che il modo migliore per controllare i propri dipendenti sia quello di averli tutti in presenza. In realtà, ormai ci sono tantissimi studi che dimostrano come le amministrazioni possono tranquillamente sperimentare questi elementi di innovazione. Naturalmente, l'utilizzo dello smart working deve essere accompagnato da un'innovazione dell'organizzazione complessiva del lavoro, senza la quale lo smart working finisce per essere solamente uno strumento di conciliazione e non anche di modifica della cultura organizzativa. C'è una sorta di paura ad andare in questa direzione, nonostante che in tante realtà si parli dell'importanza dell'innovazione. In realtà, ripeto, in tanti contesti l'innovazione, l'organizzazione del lavoro è una cosa che evidentemente crea inquietudine.
In questi giorni però, c'è una ragione in più per farlo tornare “di moda”: un aumento del costo dei carburanti che ricade sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici che utilizzano il mezzo proprio per andare al lavoro. Non si dovrebbe appunto cogliere questa necessità per cambiare un po' i nostri stili di vita?
Sì, io credo di sì, e la nostra richiesta è appunto finalizzata proprio a questo. Abbiamo chiesto al ministro per la Funzione pubblica nonché ad associazioni importanti come la stessa Conferenza delle regioni, di farsi promotrici presso l'amministrazione di questa opportunità. Non si tratta di fare una scelta particolarmente radicale come quella che abbiamo visto in occasione della pandemia. Si tratta di trovare tutte le soluzioni possibili per incentivare e incrementare il numero di giornate di utilizzo dello smart working. È una cosa assolutamente fattibile in tanti contesti, e fortunatamente si fa e produce anche risultati importanti. La nostra è una richiesta che, per altro, viene anche richiamata dalla Commissione europea quando, appunto, ci chiede soluzioni utili al risparmio energetico.
Risparmio individuale, risparmio collettivo?
Lo smart working, oltre al risparmio personale di lavoratori e lavoratrici, se utilizzato in modo efficace, può rappresentare anche uno straordinario risparmio di costi rilevantissimi che affrontano le stesse amministrazioni pubbliche. Basti pensare al costo dell’illuminazione di un ministero, o di Palazzo Chigi. Insomma, tra tutte le soluzioni che possono avere l'impatto positivo sui consumi, c’è senz’altro lo smart working. Naturalmente, siamo perfettamente consapevoli che non si può applicare a tutti i dipendenti pubblici, basti pensare a medici e infermieri, ad esempio.
Voi avete posto il tema: che reazioni avete avuto?
Ancora non c'è stata nessuna reazione e purtroppo registriamo da parte di alcune amministrazioni specifiche irrigidimenti. Alla nostra richiesta a livello nazionale stanno seguendo delle richieste specifiche anche alle amministrazioni locali, agli uffici periferici. Non ci fermiamo, vogliamo coinvolgere in questa partita direttamente le lavoratrici e lavoratori attraverso azioni dirette.


























