Il da poco nominato ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, ha snocciolato numeri e dati in commissione Cultura alla Camera dei deputati. Ha lamentato, peraltro, il poco tempo – poco più di un anno – che avrà davanti a se per realizzare un programma assai ambizioso: numeri rilevanti dimenticandone però alcuni. I numeri mancanti sono quelli dei lavoratori e delle lavoratrici del settore. Non tanto le cifre dell’occupazione, quanto quelle che descrivono le condizioni dell’impiego.

Settore ricco

“Il turismo è una macro-industria, motore del terziario e dell’economia dei servizi, è in pieno fermento e continua a crescere”. I numeri confermano questa affermazione: “Nel 2025 il turismo italiano - ricorda Mazzi - ha registrato nuovi record: 477 milioni di presenze e oltre 185 milioni di arrivi, come attestato rispettivamente da Istat e dal ministero dell'Interno”. Bene, si dirà, ma a quale prezzo?

Lavoratori poveri

Un recentissimo Focus sul lavoro povero, redatto dal Centro studi della Filcams Cgil, racconta che nel turismo la situazione della povertà lavorativa è drammatica: circa il 70% di chi lavora nel settore resta sotto la soglia di povertà, percentuale che al Sud e nelle isole sale oltre l'80%, quattro lavoratori su cinque. Ovviamente le lavoratrici sono le più colpite, più frequentemente sono precarie, più frequentemente sono costrette al part-time.

ecco svelata la povertà

A fornire le soglie della povertà non è la categoria della Cgil: quello che attesta la Filcams è che 7 lavoratori o lavoratrici su 10 occupati nel turismo percepiscono una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro, soglia individuata dalla letteratura economica come limite della povertà salariale, che sale a 14.800 euro considerando chi ha lavorato almeno dodici settimane nell'arco dell'anno.

La ricchezza del turismo in numeri

È sempre il ministro Mazzi a raccontare che quello culturale vale 56 miliardi e gli “spettacoli dal vivo hanno segnato 253 milioni di spettatori per una spesa complessiva di 4,3 miliardi”, “ci sono anche lo sport (dai Giochi del Mediterraneo che si terranno a Taranto all'America's Cup 2027 che produrrà 370 milioni di euro solo di spesa turistica diretta)”. La domanda sorge spontanea: conosce il ministro il salario di quanti e quante rendono possibile la produzione di questa ricchezza?

Precarietà da sconfiggere

Altra domanda: sa il ministro che solo il 17% di chi produce la ricchezza, che lui ricorda snocciolando milioni e miliardi, può vantare un contratto stabile? E la domanda conseguente è: come mai baristi di grandi alberghi delle città culturali e con loro camerieri e cameriere di piano, personale di sala e magari cuochi e addetti alla cucina non possono ambire alla stabilità? Forse perché i contratti a tempo determinato convengono ai datori di lavoro? Così come a loro convengono quelli part-time magari verticali, che prevedono il lavoro solo nei fine settimana così non si paga il festivo?

Non tutto è luce ciò che brilla

Ancora: il ministro è informato del fatto che spesso, troppo spesso, se sulla carta si lavora 18 ore alla settimana nella realtà dietro banconi e fornelli, nei piani degli alberghi e nei lidi marini a controllare chi fa il bagno, si lavora anche 9-10 ore al giorno? Così si ledono i diritti di chi lavora sottraendo loro le voci aggiuntive del salario, dalla tredicesima al Tfr passando per ferie e malattia retribuite. E si impoveriscono le casse di Inps e dell’erario.

Controlli e controllori

Sa il ministro che spetterebbe agli ispettori e alle ispettrici dell’Ispettorato nazionale del lavoro fare controlli, svelare il lavoro grigio e quello nero, così restituire diritti a lavoratrici e lavoratori e pure prevenire incidenti che quando non tutto è in chiaro avvengono più facilmente? Purtroppo, questo lo comunichiamo noi al titolare del dicastero, gli ispettori sono troppo pochi e troppo poco pagati anche loro.

Addetti difficili da trovare

Sono anni, almeno quanti quelli del governo Meloni, che ciclicamente sentiamo lamentele sul fatto che non si trovano baristi, bagnini, cameriere e banconisti. Perché un giovane, magari laureato, dovrebbe accettare precarietà, sfruttamento e salario basso?

Una buona notizia

La buona notizia arriva dal fronte sindacale, non certo da quello del governo che invece, oltre a snocciolare dati che però raccontano di presenze e profitti e non di lavoro, non ha fatto e non fa. Afferma infatti Fabrizio Russo, segretario generale della Filcams Cgil: “Cgil Cisl e Uil stanno discutendo con le associazioni datoriali per giungere a un modello contrattuale e di rappresentanza che innovi e garantisca la tenuta dei salari. Il rinnovo dei contratti nazionali resta infatti il primo argine contro il lavoro povero: è da lì che ripartiamo nella prossima stagione contrattuale, che nel 2027 ci vedrà al tavolo per tutto il settore del terziario distributivo e dei servizi, con la responsabilità di restituire dignità e riconoscimento alle persone che rappresentiamo”.

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