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Dei 17 obiettivi fissati dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, non ce n’è uno in cui l’Italia stia dimostrando di muoversi col passo giusto, ossia velocemente. Pochi giorni fa, presso le Nazioni Unite, rappresentanti del governo italiano hanno illustrato la Revisione nazionale volontaria (Vnr) con grande successo e apprezzamento, si legge su alcune agenzie di stampa, a conferma della “leadership dell'Italia nella promozione di un modello di sviluppo sostenibile fondato sulla collaborazione tra istituzioni, territori e organizzazioni internazionali”. La sede era l’Hplf a New York, la piattaforma Onu che monitora e revisiona l'attuazione dell'Agenda 2030.
La valutazione dei sindacati
Anche i sindacati italiani Cgil, Cisl e Uil, insieme alla società civile, hanno partecipato alla Vnr, ma la loro valutazione è meno enfatica. Le confederazioni hanno elaborato un rapporto ombra sull’Italia che traccia un quadro impietoso. E questa è una notizia, perché il rapporto – frutto di un lungo lavoro – unisce il movimento sindacale italiano in un punto di vista molto critico nei confronti del Governo Meloni. Il documento è parte di un’indagine globale più ampia pubblicata dalla Csi-Ituc (la confederazione sindacale internazionale, qui la pagina con le survey nazionali).
In sintesi, Cgil, Cisl e Uil denunciano che l'attuazione degli obiettivi da parte dell’Italia “rimane frammentata, sottofinanziata e in gran parte esclude i lavoratori dai processi decisionali”. Il rapporto ombra evidenzia che “i progressi in materia di lavoro dignitoso sono stati limitati, con salari reali in calo, lavoro precario in aumento, povertà persistente, disuguaglianza di genere, azioni climatiche deboli e ripetute violazioni dei diritti sindacali”.
Povertà e salari bassi. Gli obiettivi dell’Agenda sono lontani
“In Italia, il lavoro precario è diventato strutturalmente diffuso, accompagnato da salari stagnanti che hanno portato al fenomeno dei ‘lavoratori poveri’. Una questione critica è la mancata attuazione della direttiva Ue sul salario minimo. L’impatto è particolarmente visibile nell’economia delle piattaforme, dove la flessibilità del lavoro troppo spesso significa precarietà e mancanza di tutele”. Queste le parole di Christian Ferrari, segretario confederale Cgil, che a New York, in rappresentanza della Csi-Ituc, ha letto il proprio ‘statement’ sullo stato di avanzamento nel raggiungimento degli obiettivi da parte del nostro Paese.
La transizione ecologica in ritardo
“L’Italia – rileva Ferrari – è in ritardo anche nella transizione ecologica per la mancanza di una strategia efficace, con scarso sviluppo delle rinnovabili e politiche che continuano a favorire le fonti fossili, aumentando costi e povertà energetica, senza tenere in conto le sensibilità di genere”.
Occupazione e sicurezza: i dati più critici
La povertà resta un'emergenza strutturale – denunciano i sindacati nel loro rapporto ombra – e quasi un dipendente su dieci è povero pur lavorando. I salari reali degli italiani sono crollati del 7% in quattro anni, ed è il dato peggiore tra i Paesi Ocse. Il lavoro irregolare tocca livelli record (3,13 milioni di unità equivalenti a tempo pieno), mentre il 61% delle nuove assunzioni è a termine. L'Italia chiude ultima in Europa per tasso di occupazione, complessivo e femminile, con quasi due milioni di giovani che non studiano né lavorano. Sul fronte della sicurezza, gli infortuni sono in aumento e colpiscono in modo sproporzionato i lavoratori migranti, a fronte di controlli insufficienti (un solo ispettore ogni 5.600 lavoratori).
Le richieste al governo
I sindacati chiedono al governo un cambio di passo netto: l'apertura di un tavolo permanente sulla transizione giusta, politiche attive del lavoro mirate a giovani e donne, più ispettori e controlli contro il sommerso, una riforma fiscale redistributiva e un piano strutturale per l'occupazione femminile, dal contrasto al divario salariale al riconoscimento del lavoro di cura. Sul salario minimo – com’è noto – Cgil, Cisl e Uil non hanno una posizione comune, ma convergono sull'obiettivo di garantire una retribuzione dignitosa, così come sancito dall’Oil.
Il nodo del dialogo sociale
C’è però un problema a monte: l’assenza di un vero dialogo sociale. “Le parti non sono coinvolte nella definizione e realizzazione del piano nazionale” del governo, evidenziano i sindacati. Mancano trasparenza e luoghi di consultazione. A completare il quadro, l'Italia è classificata in "Categoria 2" nell'Indice globale dei diritti Csi-Ituc 2026, per divieti amministrativi di sciopero, restrizioni all'assemblea pubblica e intimidazioni contro i sindacalisti del settore agricolo.























