Se i giocatori di calcio possono fermarsi per i “cooling breaks”, idratarsi e rinfrescarsi nel clima spesso rovente degli stadi nordamericani che ospitano i Mondiali Fifa, perché lo stesso diritto non si può riconoscere ai lavoratori che, magari, stadi come quelli li stanno costruendo? Se lo domanda la Confederazione europea dei sindacati (Ces), che da tempo chiede alle istituzioni Ue di affrontare l’emergenza caldo anche sul piano della tutela dei lavoratori.

In un’Europa al centro dell’aggressione climatica, con picchi di temperatura senza precedenti, la Ces chiede alla Commissione Ue di rendere strutturali misure di tutela contro il caldo estremo, a partire dal diritto a pause senza perdita di salario, accesso ad acqua, zone d’ombra e servizi igienici.

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Nel calcio, le pause obbligatorie sono state introdotte dopo il 22° minuto di ogni tempo quando le temperature superano i 30°C, anche grazie alla campagna del sindacato dei calciatori Fifpro. Un modello che, secondo il sindacato europeo, dovrebbe essere esteso – con tempi più lunghi – a lavoratori come edili, braccianti e autisti.

La proposta rientra anche nella campagna per una direttiva vincolante sulle temperature massime nei luoghi di lavoro, collegata al futuro “Quality Jobs Act”. Le federazioni sindacali Effat, Efbww ed Epsu hanno già presentato un modello di direttiva.

I dati richiamati dalla Ces evidenziano un quadro in peggioramento: dal 2000 i decessi sul lavoro legati al caldo sono aumentati del 42% nell’Ue; le persone esposte a ondate di calore durante il lavoro sono cresciute del 60% negli ultimi vent’anni; il 47% dei lavoratori riferisce di aver sofferto il caldo sul posto di lavoro, ma solo il 15% segnala interventi di protezione. Sopra i 30°C il rischio di infortuni aumenta tra il 5% e il 7%, mentre oltre i 38°C cresce fino al 15%.

Nonostante le linee guida della Commissione europea del 2023, il sindacato denuncia una scarsa applicazione delle misure preventive e una resistenza nella contrattazione collettiva. A questo si collegano anche diversi incidenti mortali registrati la scorsa estate in Europa in settori come agricoltura, logistica e edilizia.

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“Le pause di raffreddamento utilizzate ai Mondiali hanno acceso i riflettori sul pericolo rappresentato dal caldo estremo per i lavoratori e sulle misure che possono essere adottate per garantire la sicurezza delle persone”: così la segretaria generale della Ces, Esther Lynch. “Costruttori, raccoglitori di frutta o autisti di autobus – prosegue – hanno bisogno di molto più di tre minuti per recuperare, ma è un buon esempio di come il lavoro possa essere adattato al cambiamento climatico”.

“Fare una pausa con temperature elevate – prosegue Lynch - è una precauzione di buon senso, ma troppi datori di lavoro si rifiutano di introdurre questa e altre misure necessarie o persino di discuterle con i sindacati, causando un aumento di morti evitabili nei luoghi di lavoro europei. Per questo la Commissione deve rendere un diritto legale per tutti i lavoratori quello di pause più frequenti nell’ambito di una legislazione vincolante sulle temperature massime nel lavoro, nel Quality Jobs Act”.

“Il fatto che le pause siano state introdotte a un Mondiale prima che il mondo del lavoro in generale intervenga dimostra che la Commissione europea è stata troppo lenta ad agire. Introdurre finalmente un diritto alle pause durante il caldo sarebbe una vera vittoria europea di questo Mondiale”, osserva il segretario confederale Ces Giulio Romani.