Accelera la crisi dello stabilimento Euroapi di Brindisi. Per l'azienda leader mondiale nella produzione di ingredienti farmaceutici attivi, con un portafoglio di circa 200 prodotti, tra corticosteroidi, vitamina B12, prostaglandine e antibiotici, non si tratta più di una fase di difficoltà produttiva, ma di un progressivo svuotamento industriale che mette in discussione la sopravvivenza stessa del sito.

A distanza di mesi dallo stato di agitazione proclamato dai sindacati, il quadro è peggiorato: meno produzioni, meno lavoro, meno prospettive. E soprattutto un senso crescente di abbandono.

Produzione ridotta e rischio insostenibilità

Il piano industriale 2026 indicava già una capacità produttiva intorno al 30%. Oggi quella soglia appare destinata a scendere ancora. Una dinamica che rischia di rendere lo stabilimento economicamente insostenibile. Il calo delle commesse e le fermate degli impianti non sono più episodi isolati, ma segnali di una linea precisa che porta verso il ridimensionamento strutturale.

Nel frattempo il lavoro si riduce giorno dopo giorno. I contratti a termine e in somministrazione non vengono rinnovati, mentre l’indotto viene progressivamente ridimensionato. A essere colpite sono decine di lavoratori, spesso senza tutele, e le loro famiglie. Per la Filctem Cgil si tratta di una strategia che anticipa un intervento più ampio sull’occupazione diretta, un passaggio che potrebbe aprire una nuova fase di licenziamenti.

“Non è più ridimensionamento, è disimpegno”

Antonio Frattini, segretario generale della Filctem Cgil Puglia, parla apertamente di un deliberato disimpegno industriale. Già nel febbraio 2024, Euroapi aveva annunciato la volontà di cedere il sito. Da allora, però, si è assistito a una continua perdita di attività.

Il nodo della vendita resta centrale. Nonostante l’interesse manifestato da potenziali acquirenti, le attività necessarie alla cessione non sarebbero state portate avanti. Secondo il sindacato, questo stallo rischia di compromettere ogni possibilità di rilancio. Più passa il tempo, più il sito perde valore industriale e attrattività, avvicinandosi a una deriva che potrebbe diventare irreversibile.

Le rassicurazioni e la realtà

La distanza tra parole e fatti è emersa anche a livello europeo. A Parigi, durante il Comitato aziendale europeo, l’azienda aveva assicurato che il sito di Brindisi non sarebbe stato abbandonato. Nel giro di pochi giorni, però, la situazione è ulteriormente peggiorata. Le fermate produttive e la perdita di attività raccontano una realtà opposta rispetto alle dichiarazioni ufficiali.

Nel mirino dei sindacati finisce anche il livello istituzionale. Regione Puglia e la classe politica vengono chiamate a intervenire, anche alla luce delle risorse pubbliche investite negli anni, prima con Sanofi e poi con Euroapi. Senza un’azione concreta, il rischio è perdere un presidio strategico del settore chimico farmaceutico e disperdere competenze costruite in decenni.

Prossime mosse e rischio escalation

Nei prossimi giorni la Filctem Cgil annuncerà nuove iniziative per contrastare la deriva industriale e occupazionale in atto. Sul tavolo ci sono mobilitazioni e azioni di pressione per evitare un epilogo già visto in altri territori. Il tempo, però, gioca contro: la mancanza di decisioni pesa sulla tenuta del sito e sulle possibilità di un rilancio credibile.