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La faticosa trattativa per il rinnovo del contratto nazionale dei giornalisti, scaduto da dieci anni, sembra vedere uno spiraglio di luce dopo lo sciopero dello scorso 28 novembre. Il 20 dicembre il sindacato dei giornalisti ha annunciato di accogliere “con favore la decisione degli editori di riaprire il confronto”. L’8 gennaio 2026 Fnsi e Fieg torneranno al tavolo.
Dopo dieci anni, i giornalisti hanno bisogno di un immediato recupero di salario e diritti, oltre che di un impianto contrattuale forte, per fare fronte alle repentine e radicali trasformazioni che interessano non solo il settore dell’informazione, ma quello della comunicazione tutta. Ne parliamo con il segretario generale Slc Cgil Riccardo Saccone.
La vostra categoria ha dichiarato da subito solidarietà incondizionata alla battaglia della Fnsi.
Penso sia una battaglia che ci riguarda direttamente, perché il mondo dell'informazione, sia scritta sia radiotelevisiva, va verso una convergenza sempre più forte. La transizione digitale ci porterà – ci sta già portando – a professionalità che si accavallano. Continuare a immaginare mondi separati, o addirittura in contrasto, è una follia. La sensazione, invece, è che si vadano sempre più riducendo gli spazi di libertà e pluralismo, nonostante sia un paradosso, dal momento che transizione digitale significa proprio possibilità di accesso a una quantità sconfinata di informazioni.
Anche la Slc sta seguendo dei rinnovi contrattuali complessi nel campo delle professionalità dell’informazione.
Sì, accanto alla battaglia per il rinnovo del contratto giornalistico c’è la nostra per il rinnovo del contratto dei poligrafici, e per fronteggiare le difficoltà del settore dell’emittenza radiotelevisiva. Oggi i poligrafici sono rimasti 1.200 in tutto, ma parliamo di un contratto che ha una storia, che non può essere cancellata con un colpo di spugna. Piuttosto, dobbiamo capire come si sta trasformando. Parliamo di 1.200 persone che chiedono di essere tenute in considerazione, supportate in un percorso di riqualificazione professionale.
Perché la contrattazione è così importante? In che modo può arginare questi processi?
La contrattazione è garanzia di informazione libera e plurale, oltre che qualificata, perché un giornalista precario non può essere libero. Sempre più persone si informano su Facebook, e questo è un problema, come lo è l’uso dell’intelligenza artificiale all’interno delle professioni della comunicazione, tra cui quella giornalistica. E per due ordini di problemi: primo, perché si fa fatica a rappresentare i diritti di un giornalista che non è identificabile come tale.
E il secondo?
Perché l’intelligenza artificiale ha bisogno di essere governata, dal momento che sta avendo un impatto fortissimo su queste professioni. E sbaglia quel sindacalista che s’immagina di poter aggirare il problema o contrastarlo, lasciando che le imprese editoriali continuino a utilizzare l’intelligenza artificiale per risparmiare sui costi e sull’occupazione. Noi, al contrario, dobbiamo gestire la trasformazione, lavorando sulla difesa dei diritti e del salario.
In questi giorni il sottosegretario con delega all’informazione Barachini ha annunciato un incremento del Fondo per il pluralismo di 60 milioni di euro a sostegno dell'editoria. Contemporaneamente, però, è arrivata la notizia di ulteriori tagli in manovra alla Rai. A che gioco giochiamo?
Siamo di fronte a un balletto di tagli. In questa pasticciata fase finale della legge di bilancio poteva mancare un’ulteriore sforbiciata ai fondi per il servizio pubblico radiotelevisivo? Nella ‘colletta’ per far quadrare i conti di una manovra rabberciata e profondamente iniqua, risulta che dieci milioni li toglieranno alla Rai per il prossimo anno. Pare sempre più evidente che l'unico piano di questo governo per la Rai sia il lento ma inesorabile spegnimento. A ciò va aggiunta la posizione ‘forte’ di alcuni editori, come Angelucci e Gedi, che ha appena venduto un patrimonio preziosissimo. A maggior ragione, se questo è il quadro, il rinnovo del contratto dei giornalisti è fondamentale per tutelare diritti e salario di migliaia di professionisti.
Di questi giorni è anche la notizia dell’accordo separato in Rai tra dirigenza e sindacato Unirai, che prevede una contrazione dei diritti sindacali. Non è la prima volta che vi confrontate con le iniziative di Cisal.
I contratti pirata sono un problema enorme. Dobbiamo fare attenzione, perché il tema non è il pluralismo sindacale, ma le manovre fatte per aggirare e indebolire la rappresentanza. Quando Cisal firmerà un contratto che migliora salario e diritti, allora non avremo niente da dire, ma a oggi non è così, ne abbiamo avuto prova già con l’accordo pirata sui call center. Sulla Rai la questione si fa ancora più complessa, perché è evidente che ci sia anche un disegno di carattere politico. Per questo mi fa ancora più arrabbiare che si sbandieri un presunto ‘bene del pluralismo sindacale’ da parte di questi soggetti. Un contratto nazionale serio vuol dire rappresentare bene i lavoratori, dare loro maggiore potere contrattuale, difendere diritti e salario. Per tutte queste ragioni sosteniamo la battaglia dei giornalisti, oltre che sentirla pienamente anche nostra.






















