È forte la preoccupazione dei sindacati dopo che Poste Italiane ha dato l’annuncio di voler procedere al recupero di somme erogate ai lavoratori coinvolti nel Fondo di Solidarietà durante il periodo pandemico. Una decisione definita “shock” dalle organizzazioni sindacali, che contestano con fermezza la legittimità dell’operazione.

Secondo quanto denunciato, Poste Italiane avrebbe motivato il provvedimento con un riconteggio effettuato dall’Inps a distanza di anni. Una giustificazione che i rappresentanti dei lavoratori giudicano “del tutto illegittima sul piano giuridico e inaccettabile su quello sindacale”.

Al centro della contestazione vi è il tema della prescrizione. I sindacati sostengono infatti che i crediti vantati dall’azienda sarebbero ormai decaduti, poiché il termine quinquennale previsto dalla normativa sarebbe scaduto tra l’estate e l’autunno del 2025.

Ma le critiche non si fermano agli aspetti tecnici. Le organizzazioni sindacali accusano Poste Italiane di aver violato i principi di correttezza e buona fede nei confronti dei dipendenti, molti dei quali avevano già considerato definitive le somme percepite durante il periodo Covid. “Non si può scaricare sui lavoratori il peso di verifiche tardive e poco trasparenti” denunciano i rappresentanti sindacali, sottolineando come le trattenute annunciate rischino di provocare un danno economico significativo.

Nel mirino anche le modalità della comunicazione aziendale, definita generica e priva di dettagli sui criteri di calcolo e sugli importi contestati. Secondo i sindacati, eventuali decurtazioni salariali non possono essere applicate unilateralmente senza un preciso titolo giudiziale.

Per questo motivo è stata formalmente chiesta l’immediata sospensione di qualsiasi recupero sulle buste paga, insieme alla trasmissione della documentazione completa e all’apertura urgente di un tavolo di confronto tra azienda e organizzazioni sindacali.

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