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Nel 2024 in Lombardia le denunce di malattia professionale sono state 4.270, in aumento rispetto alle 3.799 del 2023, con una crescita del 12,4%. Nello stesso anno, i casi con definizione amministrativa positiva sono stati 1.828, pari al 42,81% del totale, mentre 2.432 hanno avuto esito negativo, pari al 56,96%. Il quadro è reso ancora più critico dalla forte variabilità territoriale negli esiti del riconoscimento: tra i casi denunciati, la quota di definizioni positive passa dal 57,1% di Lecco (80 casi positivi su 140) al 27,0% di Cremona (53 su 196). “Sono dati che restituiscono l’immagine di un fenomeno in crescita e, allo stesso tempo, di un sistema di tutela ancora troppo disomogeneo, nel quale il riconoscimento del danno da lavoro non può dipendere dal territorio in cui una lavoratrice o un lavoratore vive o presenta la denuncia”, commenta il sindacato.
Il programma
Di questo si discuterà venerdì 17 aprile, a partire dalle ore 9.30, nel salone Giuseppe Di Vittorio della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano, nel seminario promosso da Cgil Lombardia dal titolo “Malattie professionali: la partecipazione degli RLS/RLST per promuoverne la prevenzione e l’emersione”. Ad aprire i lavori sarà Enzo Greco, segretario confederale della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano. Seguiranno gli interventi di Giovanni Falasca, dedicato ai dati sulle denunce di malattia professionale, e di Antonio Pizzuti, sui sistemi di sorveglianza MALPROF e MAREL. La relazione introduttiva sarà affidata a Giulio Fossati, segretario confederale di Cgil Lombardia e responsabile dell’area salute e sicurezza sul lavoro.
Nel corso della mattinata interverranno inoltre Susanna Cantoni sul ruolo dei Servizi PSAL, Paolo Mascagni sul ruolo del medico competente, gli Uvl Cgil Lombardia (Uffici vertenze legali) sul giudizio avverso e sull’accomodamento ragionevole, l’Inca Cgil sull’accordo Inail-Patronati. Seguirà una tavola rotonda con Tiziana Siciliano, già procuratrice della Repubblica di Milano, Nicoletta Cornaggia per Regione Lombardia e Sebastiano Calleri per la Cgil nazionale. Le conclusioni saranno affidate a Francesca Re David, segretaria confederale della Cgil nazionale.
Per la Cgil Lombardia, uno dei nodi principali resta il tema del nesso causale
L’iniziativa sarà l’occasione per approfondire il quadro delle malattie professionali in Lombardia, analizzarne i punti di criticità e presentare le proposte della Cgil Lombardia per rafforzare prevenzione, emersione e tutela, a partire dal ruolo degli RLS (Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza) e degli RLST (Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriali), figure centrali nel sistema di prevenzione e protezione aziendale ma ancora oggi non pienamente riconosciute e valorizzate. Per la Cgil Lombardia, uno dei nodi principali resta il tema del nesso causale, cioè la possibilità di dimostrare che una patologia è stata provocata o aggravata dal lavoro. Un passaggio che, secondo l’analisi del sindacato, “diventa molto più difficile quando il rischio non è valutato correttamente nel Documento di valutazione dei rischi, oppure viene descritto in modo incompleto, superficiale o addirittura omesso. Se un rischio non è correttamente rilevato, per la lavoratrice o il lavoratore diventa più difficile anche ottenere il riconoscimento della malattia professionale”.
In edilizia incremento del 29% nelle denunce di malattie professionali nel 2024
I dati evidenziano inoltre la sofferenza di alcuni comparti produttivi, a partire da manifatturiero, logistica, costruzioni e sociosanitario, nei quali si concentrano patologie muscolo-scheletriche e condizioni di stress lavoro-correlato. Particolare attenzione sarà dedicata al settore delle costruzioni, che nel 2024 ha registrato un incremento del 29% nelle denunce di malattia professionale, in un quadro segnato anche dagli effetti dei cambiamenti climatici, dai materiali utilizzati e dalle condizioni concrete di lavoro nei cantieri. Accanto a questi fenomeni emergono inoltre nuovi rischi legati alle trasformazioni dell’organizzazione del lavoro e all’introduzione dell’intelligenza artificiale, che può determinare disturbi fisici dovuti alla ripetitività dei compiti e alla sedentarietà, ma anche rischi psicologici come tecnostress, ansia e burnout, spesso aggravati da ritmi di lavoro scanditi da sistemi algoritmici.
Fossati, Cgil Lombardia: “Le malattie professionali sono una delle emergenze più sottovalutate del lavoro contemporaneo”
In Lombardia, nel 2024, le denunce di malattia professionale riguardano soprattutto uomini (3.063 casi, pari al 71,73%) ma coinvolgono in misura crescente anche le donne (1.207 casi, 28,27%). Un ulteriore elemento di riflessione riguarda chi accompagna concretamente lavoratrici e lavoratori nella denuncia. Oggi circa il 50% delle denunce viene presentato dai Patronati delle organizzazioni sindacali, mentre meno del 10% proviene dai medici competenti aziendali. Un dato che pone interrogativi sull’effettività del ruolo che questa figura dovrebbe svolgere nei luoghi di lavoro. “Le malattie professionali sono una delle emergenze più sottovalutate del lavoro contemporaneo”, dichiara Giulio Fossati, segretario confederale Cgil Lombardia. “Anche di fronte ai continui morti e malati di lavoro, il pieno riconoscimento del ruolo degli RLS e degli RLST resta ancora incompiuto, nonostante la legge li individui come figure centrali nella valutazione dei rischi e nella rappresentanza di lavoratrici e lavoratori. Per questo, come Cgil Lombardia, stiamo investendo sulla loro formazione, sulle competenze e sulla costruzione di una rete tra delegati, categorie, Camere del Lavoro, Inca e Uvl, perché le lavoratrici e i lavoratori non devono essere lasciati soli davanti al danno da lavoro. Rafforzare il ruolo degli RLS significa rafforzare la prevenzione, l’emersione e la tutela”.
Con il seminario del 17 aprile, la Cgil Lombardia intende quindi non solo riportare al centro dell’attenzione pubblica il tema delle malattie professionali, ma avanzare proposte concrete per rendere più omogenee le modalità di riconoscimento, rafforzare il ruolo della rappresentanza della sicurezza, migliorare la qualità della valutazione dei rischi e garantire maggiore tutela a lavoratrici e lavoratori, anche nel momento del pensionamento o dopo la fine dell’attività lavorativa, quando una malattia professionale può comunque emergere e deve poter essere denunciata. La Cgil Lombardia ricorda inoltre che lavoratrici e lavoratori, così come pensionate e pensionati, possono contare su una rete di servizi e di tutela composta da professionalità qualificate, in grado di accompagnare il percorso di emersione, denuncia e riconoscimento delle malattie professionali, oltre che nella tutela del diritto al lavoro. Chi ritiene di avere subito un danno alla salute connesso alla propria attività lavorativa può rivolgersi alla sede Cgil più vicina, per ricevere consulenza, assistenza e supporto qualificato.


























