Come sarebbe stato affrontare una pandemia mondiale senza il supporto della tecnologia? Lo smart working non sarebbe esistito, né la possibilità di mantenere vivi i rapporti sociali e familiari anche a distanza. La domanda di connessione durante il lockdown, come è ovvio, è aumentata. Il traffico di dati e immagini è esploso, con un incremento della produzione di oltre il 40%. Mentre la domanda sprofonda in maniera generalizzata in tutti gli altri settori, le telco si qualificano come “best performer” nella crisi.

“Ti piace vincere facile” si potrebbe osservare, ma quello delle telecomunicazioni è un curioso caso, una sorta di paradosso. “È un settore stranissimo – commenta Fabrizio Solari, segretario generale Slc Cgil – in cui, durante questi mesi, la richiesta è schizzata in alto, ma il fatturato del settore è rimasto pressoché tale e quale”. Le tariffe, sostanzialmente abbonamenti in modalità flat, hanno generato una sorta di inefficienza del mercato. Certamente, il settore Ict è tra quelli che hanno retto meglio l’urto della crisi. Secondo Idc, società leader nelle ricerche di mercato, la spesa mondiale per i servizi di telecomunicazione e pay tv raggiungerà quota 1,55 trilioni di dollari entro la fine del 2020, con un calo dell’1,4% rispetto all’anno scorso. Tuttavia, la flessione è ben più contenuta se si fa il confronto con altri comparti.

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Rai, cambio di programma

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All'inizio di aprile, l’infrastruttura tecnologica non era del tutto pronta e ha accusato il colpo inferto dal sovraccarico di connessione. Molte delle principali reti mobili hanno subito interruzioni, poiché milioni di persone hanno iniziato contemporaneamente a lavorare e a studiare da casa. Vodafone ha dichiarato un aumento del 50% del traffico; WhatsApp ha fronteggiato un picco di utilizzo del 40%. Dall’altro lato, Netflix ha diminuito la qualità dello streaming video per far fronte a una nuova domanda.

L'infrastruttura delle telecomunicazioni, portata al limite della sopravvivenza, pone una serie di temi. In primis quello dell’innovazione tecnologica che, paradossalmente, potrebbe rallentare. “Se il fatturato resta invariato o diminuisce – osserva Solari – si crea un’anomalia del mercato, di cui risentiranno innanzitutto gli investimenti. Ecco perché dobbiamo misurarci su questo terreno, per correggere ciò che il mercato, da solo, non riesce a garantire in termini equi”. Secondo il leader della Slc Cgil prima ancora che le aziende, a pagarne le spese saranno i lavoratori, in termini di occupazione e di salario. L’intervento da parte dello Stato può svolgere un’azione di controllo sulla concorrenza, sostenere lo sviluppo delle reti, nonché svolgere un ruolo cruciale nel superamento del digital divide. Mai come in questi mesi, infatti, l’analfabetismo digitale e “l’indigenza tecnologica” hanno generato fratture sociali, tra interconnessi e non.

Come è sempre più evidente, la pandemia sta cambiando radicalmente e per sempre il modo di comunicare. L’emergenza durerà ancora per un tempo indefinito, ma nel mondo post Coronavirus, le telecomunicazioni avranno un peso tutto nuovo. Le riunioni su piattaforma entreranno nelle prassi aziendali anche dopo la fine dell’emergenza. Lavorare da casa diventerà più comune. Molte imprese la considerano già un’opzione da inserire negli accordi aziendali. Il nuovo contratto nazionale delle tlc, appena sottoscritto da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom con Asstel, ha recepito l’accordo sul lavoro agile. Per la prima volta, il ccnl definisce un orizzonte di diritti, tutele e pratiche per lo smart working.

Dal punto di vista delle telecomunicazioni, dunque, la crisi ha sfidato l'industria a investire nelle infrastrutture esistenti, cercando soluzioni innovative per creare un mondo sempre più interconnesso. Ciò nonostante, le stime per il secondo semestre sono più pessimistiche rispetto a quelle del primo e mostrano una tendenza negativa che coinvolgerà anche le telco. Secondo Idc i ricavi in America, il più grande mercato, diminuiranno dello 0,5% nel 2020. In Europa, Medio Oriente, Africa e Asia, il calo sarà dovuto principalmente alla crescita del numero di clienti a basso reddito. Se nel primo semestre il settore delle telecomunicazioni ha resistito abbastanza bene alla crisi, nel prossimo futuro la riduzione della capacità di spesa da parte dei consumatori avrà un impatto decisamente più considerevole.