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Il tono della voce e le cose che dice Debora Sellarione fanno pensare a una donna consapevole dei propri diritti, ma rammaricata perché fatica a farli rispettare. Vorrebbe maggiore considerazione tra i colleghi ma essendo l’unica donna, nonostante sia la più anziana professionalmente, vorrebbe mettere la sua esperienza a disposizione dei colleghi che invece, essendo maschi, la trattano con sufficienza. Lei non demorde e sciopera
Perché oggi, lunedì 9 marzo, sciopera?
Perché è giusto che vengano rispettati i diritti delle donne. Sono praticamente quasi 20 anni che faccio vigilanza privata nei supermercati, un lavoro che di solito è prettamente maschile. Mi sono resa conto che noi donne non siamo considerate quanto gli uomini a livello lavorativo. Soprattutto perché i colleghi lavorando con una donna spesso non si rapportano come si rapportano tra di loro.
In cosa consiste il suo lavoro?
Ho quasi sempre lavorato nei centri commerciali. In realtà sono inquadrata come portiera ma mi si chiedono mansioni, quali controllare che non si verifichino furti e il fermo di chi ruba, che visto il mio inquadramento non mi competono.
Mi spiega in cosa consiste il diverso atteggiamento che i colleghi uomini hanno nei suoi confronti?
Spesso mi fanno battutacce inerenti al fatto che sono donna, se un giorno sono un po’ più seria mi dicono “oggi hai le tue cose” o frasi simili. Poi, comunque, se io do consigli a loro perché visto che sono quella con maggiore anzianità e adesso lavoro con dei colleghi che sono entrati lì a fare questo lavoro da un anno e mezzo, loro non li accettano perché sono una donna e non mi rispondono nemmeno, lo capisco dagli sguardi che mi mandano. Mi accorgo che non hanno stima di me e che non accettano i consigli che gli do. Sono una donna, quindi non mi posso permettere di dire un uomo come deve fare il suo lavoro.
Riesce a conciliare il lavoro di cura con quello professionale?
Io non ho figli ma mi sono occupata di mio padre e di mia madre. L’unico strumento di conciliazione che ho trovato è stato prendermi le ferie. E quando sono finite ho pagato un amico infermiere che accudiva mio padre allettato quando io ero in servizio. Ho cercato sia alla Asl che in circoscrizione ma servizi di cura per gli anziani o le persone malate non li ho trovati e se c’erano, avevano le liste d’attesa lunghissime. E non potevo nemmeno usare i permessi 104 perché quelli di papà li aveva mio fratello e quelli di mamma sono arrivati dopo che lei è morta.
Insomma, lei sciopera perché sul luogo di lavoro, ma anche nella società vorrebbe non dover subire questo tipo di discriminazioni, stereotipi e di pregiudizi.
Io sono cresciuta con un padre che considerava le donne pochissimo, cioè la donna era la casalinga, doveva rispettare il marito, non entro nei particolari ma ho vissuto una brutta situazione familiare, sono anche stata costretta a difendere mia madre da mio padre. Io lo so che vuol dire non essere considerata donna alla pari di un uomo, come una persona che è in grado di fare tutto, forse anche meglio di un uomo. Per questo sciopero, per me e per le altre donne.


























