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Nell'intervento di oggi in Commissione di Vigilanza, il direttore generale Roberto Sergio è tornato sul tema della vendita di sedi storiche Rai, come il Teatro delle Vittorie e Palazzo Labia. "Il patrimonio della Rai costituisce una risorsa di straordinario valore storico, culturale e industriale, costruita nel corso di oltre settant’anni di attività. – ha affermato Sergio - Proprio per questa ragione deve essere amministrato secondo criteri di responsabilità, efficienza e visione prospettica, nella consapevolezza che la tutela del patrimonio non coincide necessariamente con la conservazione immutata di ogni singolo bene, ma con la sua capacità di contribuire concretamente agli obiettivi del servizio pubblico".
Parole che hanno destato la preoccupazione delle organizzazioni sindacali. “Le parole del Direttore generale confermano le nostre forti remore sul piano immobiliare e sulla strategia di questa governance" ha affermato il segretario generale di Slc Cgil Riccardo Saccone. Per il leader sindacale, infatti, più che di gestione oculata del patrimonio, si tratta di un piano di dismissione che “ci fa essere molto preoccupati sul destino dell’azienda”.
Sergio ha ribadito la posizione della dirigenza Rai sul Teatro delle Vittorie, che "rappresenta una delle pagine più significative della storia della televisione italiana. Il suo valore storico è indiscutibile e costituisce parte integrante del patrimonio culturale della Rai. Tuttavia, il riconoscimento di tale valore non esime dalla necessità di valutare se l’immobile continui a rappresentare, nelle mutate condizioni tecnologiche e produttive, un’infrastruttura strategica per il perseguimento degli obiettivi aziendali”.
Occorrerà valutare i costi, insomma, secondo il direttore generale, che ha fatto un discorso analogo anche a proposito di Palazzo Labia: "Anche in questo caso, la questione da affrontare riguarda la funzione che tale bene è chiamato a svolgere rispetto alla missione industriale e produttiva dell’azienda. La tutela di un bene culturale e la sua valorizzazione possono essere perseguite attraverso molteplici strumenti, non necessariamente coincidenti con il mantenimento della proprietà da parte di una società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo".
Affermazioni che la Slc Cgil reputa allarmanti, soprattutto se sommate alle dichiarazioni di soddisfazione dell'ad Giampaolo Rossi dinanzi al progressivo ridimensionamento di Rai 3". Al tema della vendita delle sedi storiche, si aggiunge quello di una nuova sede, quella che dovrebbe nascere a Pomezia, in provincia di Roma: il grande data center di Rai e Rai Way per sviluppare un nuovo asset strategico, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo di player infrastrutturale, supportare l'evoluzione digitale del Paese e contribuire a incrementare la capacità di gestione dei dati distribuiti sul territorio nazionale.
"Se a tutto questo aggiungiamo la confusione che regna intorno al dossier Rai Way – conclude Saccone - c'è davvero da stare poco allegri. È arrivato credo il momento di far sentire la voce delle migliaia di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno portano avanti la storia della più grande azienda culturale del Paese nonostante tutto".
























