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Il divieto di avere tatuaggi sulle parti visibili del corpo combinato con l'obbligo di indossare la gonna nelle cerimonia "è discriminatorio" per le poliziotte. Lo sostiene il Silp Cgil, che ha inviato al Dipartimento di Pubblica sicurezza una richiesta di revisione del regolamento, firmata dal segretario generale nazionale Pietro Colapietro.
Il sindacato chiede di "riaprire con urgenza il confronto sull’utilizzo della gonna per il personale femminile", alla luce "dei principi di parità e non discriminazione che devono necessariamente orientare anche l’organizzazione della Polizia di Stato".
La richiesta arriva dopo le conclusioni dell’avvocata generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Tamara Ćapeta, sul caso di una candidata alla Polizia italiana esclusa "perché aveva un piccolo tatuaggio raffigurante un fiore sul polpaccio sinistro". Secondo l’avvocata, la combinazione tra il divieto di tatuaggi visibili e l’obbligo per le donne di indossare la divisa di rappresentanza con la gonna determina una discriminazione fondata sul sesso. Ora dovrà pronunciarsi la Corte Ue.
"Sarebbe importante però - dice all'Adnkronos Michela Pascali, segretaria nazionale Silp Cgil - che non si attendesse la pronuncia della Corte per fare una riforma che è ormai necessaria".
Il Silp Cgil ricorda che le donne utilizzano già i pantaloni nei servizi ordinari e nelle attività operative e chiede di estenderne la possibilità anche ai servizi formali e di rappresentanza.
"Da questo punto di vista stiamo tornando indietro - sottolinea Pascali -. Circa sei anni fa, avevamo ottenuto che ogni volta ci fosse stato un giuramento le donne, che avessero voluto fare richiesta per motivi personali di fare il giuramento in pantaloni, sarebbero state accontentate. E in effetti così è stato".
Secondo Pascali, l'estate scorsa circa cento ispettore hanno chiesto insieme di poter giurare in pantaloni, ricevendo una risposta negativa. "Si tratta di una cosa grave, un'ostinazione anacronistica, mentre bisogna distinguere ciò che è decoro e ciò che invece è una questione meramente estetica".
"Rispetto al tema dei tatuaggi, peraltro, l’attuale impostazione determina una evidente asimmetria - scrive il Silp -. Da un lato, la presenza di tatuaggi in determinate parti visibili del corpo può essere causa di esclusione o di inidoneità nelle procedure concorsuali; dall’altro, una volta instaurato il rapporto di lavoro, tatuaggi precedentemente considerati incompatibili con l’appartenenza alla Polizia di Stato risultano, nella prassi, ampiamente tollerati".
Il sindacato chiede quindi che nessuna candidata o candidato possa essere escluso quando il tatuaggio possa essere coperto con il pantalone d’ordinanza e che siano riviste le disposizioni sui tatuaggi, distinguendo tra decoro istituzionale e conformità estetica.
"Abbiamo sempre sostenuto che l’autorevolezza della divisa deriva da chi la indossa, dalla professionalità, dalla competenza, dalla correttezza e dalla qualità del servizio reso alla cittadinanza", afferma il documento firmato da Colapietro.
Il Silp Cgil chiede infine al Dipartimento "di aprire finalmente una trattativa organica per la revisione e l’aggiornamento dei Dpr 737/1981 e 782/1985", con un confronto con le organizzazioni sindacali per superare disposizioni considerate anacronistiche.






















