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Fiom Cgil Toscana e Fiom Cgil Pisa esprimono la più ferma contrarietà alla decisione di Dumarey Automotive Italia di Fauglia (Pisa) di procedere, dal prossimo 31 luglio, con il licenziamento di 35 lavoratrici e lavoratori in staff leasing. Martedì 21 luglio si è tenuto un primo sciopero, altre otto ore di stop sono in programma per oggi (mercoledì 22). La mobilitazione ha prodotto un primo risultato: per lunedì 27 luglio sindacati e azienda sono state convocati dal ministero delle Imprese.
La decisione della Dumarey arriva a pochi mesi dall’accordo con le organizzazioni sindacali e la Regione Toscana, sottoscritto l’8 aprile scorso, finalizzato proprio a garantire la continuità occupazionale di quei lavoratori, perché assicurava la permanenza in azienda dei 93 lavoratori in staff leasing fino al 31 dicembre.
Fiom: “Chi riceve risorse pubbliche deve rispettare gli impegni”
“È una decisione inaccettabile – dichiarano Daniele Calosi (segretario generale Fiom Cgil Toscana) e Angelo Capone (segretario Fiom Cgil Pisa) – perché smentisce gli impegni assunti dall’azienda ai tavoli istituzionali e mette in discussione il valore stesso degli accordi sottoscritti. Non si può firmare un’intesa per salvaguardare l’occupazione e, pochi mesi dopo, procedere con i licenziamenti”.
La Fiom Cgil ricorda inoltre che Dumarey, azienda produttrice di sistemi di propulsione avanzati e componenti per l'industria automobilistica e industriale, è stata destinataria nel corso degli anni di finanziamenti pubblici nazionali, regionali ed europei, orientati a sostenere progetti di ricerca, innovazione e sviluppo industriale.
“La documentazione pubblica disponibile dimostra che l’azienda ha beneficiato di importanti contributi pubblici per sviluppare nuove tecnologie e rafforzare la propria presenza industriale”, spiegano i due dirigenti sindacali: “Si tratta di risorse della collettività che devono servire a creare sviluppo, innovazione e occupazione, non ad accompagnare processi che si concludono con esuberi e licenziamenti. Per questo riteniamo indispensabile che venga verificata la piena coerenza tra i finanziamenti concessi e gli impegni industriali e occupazionali assunti dall’azienda”.
Per la Fiom Cgil la vicenda pone una questione che va oltre il singolo stabilimento: “Chi riceve risorse pubbliche deve rispettare gli impegni presi con le istituzioni, con i lavoratori e con il territorio. Non può esistere un modello nel quale si ottengono finanziamenti per sostenere investimenti e innovazione e poi si scaricano i costi sui lavoratori. È un principio di responsabilità nei confronti della collettività”.
Calosi e Capone così concludono: “Difendere questi 35 posti di lavoro significa difendere la credibilità delle istituzioni, degli accordi sindacali e del corretto utilizzo delle risorse pubbliche. Non permetteremo che il confronto costruito in questi mesi venga cancellato con una decisione unilaterale dell’azienda”.






















