Mai più edilizia acrobatica e subappalti nei lavori di conservazione e ristrutturazione del Parco archeologico del Colosseo. È questo il risultato dell’accordo raggiunto tra il ministero della Cultura e le organizzazioni sindacali, che consentirà la ripresa dei cantieri dal prossimo 3 novembre. Un’intesa che arriva dopo la morte di Andrea Moretti, il giovane operaio di 22 anni precipitato da un’altezza di circa dieci metri il 23 settembre scorso, mentre installava il nuovo impianto di illuminazione all’interno del sito archeologico.

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L’accordo segna un cambiamento nelle modalità di lavoro all’interno del Parco, dopo le contestazioni sollevate dai lavoratori e dai sindacati sulle condizioni di sicurezza nei cantieri. A sottolinearne la portata sono Cgil e Fp Cgil Roma e Lazio, che rivendicano il risultato della mobilitazione e del confronto con il ministero.

"Questo importante risultato è il frutto diretto della reazione, della determinazione e della mobilitazione attivata dalle lavoratrici e dai lavoratori del Ministero della Cultura, pienamente consapevoli delle pericolose condizioni di lavoro in cui erano costretti a operare e indignati di fronte all'incredibile e inaccettabile pretesa dell'amministrazione di tenere sempre aperto il sito, qualsiasi cosa accadesse. Come Cgil e Fp Cgil, dopo aver preteso l'immediata chiusura dell'area all'indomani della tragica morte del giovane Andrea Moretti, ci siamo impegnati in prima persona nel confronto con il Ministero per spazzare via modalità di lavoro incredibilmente sottovalutate e inadeguate nei siti culturali, che sono costate la vita a un lavoratore di soli 22 anni", è quanto affermano la Cgil e Fp Cgil Roma e Lazio.

La sicurezza anche negli altri siti archeologici

Per le organizzazioni sindacali, il risultato raggiunto al Colosseo deve rappresentare un punto di partenza. L’obiettivo è estendere il confronto alle altre strutture culturali e archeologiche del territorio, dove restano aperte criticità legate all’organizzazione del lavoro e alla tutela della salute e della sicurezza.

"Ora non ci fermiamo: è il momento di allargare immediatamente il confronto a tutti i siti archeologici e culturali del territorio- prosegue ancora il sindacato - , dove permangono condizioni operative difficili, gravi rischi per la sicurezza, turni massacranti ed esposizione continua a eventi climatici estremi.

Per la Cgil e per la Fp Cgil le donne e gli uomini che lavorano vengono prima di tutto e non esiste profitto, esigenza d'incasso o ragione di Stato che possa giustificare il sacrificio della vita e della dignità umana", concludono i sindacati.

La richiesta, dunque, è che il cambiamento avviato al Parco archeologico del Colosseo diventi un modello anche per gli altri luoghi della cultura, mettendo al centro la sicurezza di chi lavora e superando pratiche organizzative che espongono le maestranze a rischi inaccettabili.