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Con Lia Cigarini scompare una figura fondamentale del femminismo italiano che ha cambiato il modo di pensare la libertà, la politica e i rapporti tra le persone. La sua è stata una voce autorevole e scomoda, capace di mettere in discussione gerarchie e linguaggi.
Il valore del suo pensiero sta proprio qui: nell’aver mostrato che la libertà delle donne è una questione che riguarda la qualità della democrazia e il senso della giustizia sociale.
Oggi questa lezione ci parla con una forza ancora maggiore. Ci parla in un tempo in cui i diritti delle donne vengono troppo spesso dati per acquisiti mentre, nei fatti, vengono compressi, svuotati, aggirati o messi in secondo piano. Ci parla mentre si riaffacciano linguaggi autoritari, visioni gerarchiche, tentativi di riportare indietro l’orologio dell’autodeterminazione, dell’autonomia, della libertà femminile.
Ricordare Lia Cigarini, allora, non può essere un esercizio di memoria rituale. Deve essere un atto politico. Significa riconoscere che senza la libertà delle donne non c’è libertà piena per nessuno. Significa capire che non basta una presenza femminile nelle istituzioni o nei luoghi decisionali se resta intatto l’ordine che produce diseguaglianza e marginalizzazione.
La sua eredità ci consegna una responsabilità precisa: non arretrare. Non arretrare sul terreno dei diritti, non arretrare sul terreno dell’autodeterminazione, non arretrare nella battaglia contro ogni forma di violenza, discriminazione e subordinazione. Non arretrare neppure sul piano culturale, perché è lì che spesso si prepara il peggioramento materiale delle condizioni di vita delle donne.
Perché il modo più vero di ricordarla non è celebrarla, ma continuare a tenere aperto il conflitto democratico che la sua vita e il suo pensiero hanno saputo rappresentare con tanta forza.
A tutte coloro che con Lia Cigarini hanno condiviso percorsi, relazioni, pensiero e pratica politica va la vicinanza della Cgil.























