PHOTO
Un bracciante agricolo di 55 anni, Haddad Taher, di nazionalità marocchina, è morto nel pomeriggio di domenica 28 giugno a Borgocarbonara (Mantova) mentre stava raccogliendo angurie nei campi di un'azienda agricola di Magnacavallo. Tra le ipotesi al vaglio c'è quella di un malore legato alle alte temperature. L'uomo si è improvvisamente accasciato a terra durante il lavoro.
I colleghi, presenti nei campi, hanno dato l'allarme al 118. Sul posto sono intervenuti un'ambulanza di Soccorso azzurro e l'elisoccorso arrivato da Parma, ma i tentativi di rianimarlo sono stati inutili. Sono in corso gli accertamenti dei carabinieri della stazione di Gonzaga e dei tecnici della struttura di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro di Ats Val Padana, intervenuti per ricostruire con precisione l'accaduto.
“Nel Mantovano siamo a tre lavoratori morti, di cui uno in itinere, e a un altro in coma dopo un malore legato al caldo. È una strage – denuncia Michele Orezzi, segretario generale della Cgil di Mantova -. Si muore come cent'anni fa nei campi, in mezzo a un'indifferenza che sembra quella di cent'anni fa. Stiamo normalizzando il fatto che uno debba morire di lavoro in giornate in cui c'è un'allerta sanitaria. È una cosa che non sta né in cielo né in terra”.
Per il sindacalista non si tratta di episodi isolati ma della manifestazione di un problema strutturale che intreccia sicurezza sul lavoro, cambiamento climatico e sfruttamento. “Nel mantovano ci sono ancora sacche di schiavismo agrario – prosegue Orezzi -. Un lavoratore su tre è esposto a queste situazioni. Il caporalato non riguarda soltanto Calabria, Puglia e Campania, ma è presente anche in Lombardia, nella cosiddetta locomotiva d'Italia”.
Secondo il sindacalista le ordinanze emanate per limitare il lavoro nelle ore più calde non stanno producendo gli effetti sperati: “Non funzionano perché mancano i controlli soprattutto nei settori dove persistono illegalità e sfruttamento. Chi lavora nei campi continua a essere esposto a rischi gravissimi”. E questa è una situazione che colpisce in particolare i lavoratori più vulnerabili. Dei quattro casi registrati nel mantovano, tre riguardano migranti e uno un lavoratore italiano.
“L'agricoltura impiega una quota molto elevata di lavoratori stranieri e quindi sono proprio le fasce più ricattabili della popolazione a pagare il prezzo più alto – afferma Michele Orezzi -. Nel Mantovano le comunità indiana e marocchina sono tra le più numerose e sono direttamente coinvolte. I quattro casi si sono verificati in quattro punti diversi della provincia. Questo dimostra che non siamo di fronte a un fatto isolato, ma a un problema sistemico che interroga il modello produttivo e la creazione di valore nelle filiere agroalimentari”.






















