“Siamo fermamente contrari alla proposta bipartisan avanzata dalla Regione Veneto sulle borse d’impiego, una misura una tantum che assomiglia più a una paghetta, tra l’altro a spese dei contribuenti, che non bloccherà l’esodo e non è in grado di dare una risposta concreta alle ragazze e ai ragazzi veneti”. Tiziana Basso, segretaria generale della Cgil regionale, risponde così all’intenzione da parte del governatore Alberto Stefani di investire 30 milioni di euro sulle cosiddette borse di impiego per frenare l’emigrazione giovanile.

“Mentre in Veneto incombe sempre di più l’inverno demografico, con i giovani che scappano non solo all’estero ma anche in altre regioni d’Italia, e una popolazione che invecchia inesorabilmente, il presidente Stefani propone in modo paternalistico un’integrazione temporanea per compensare i salari bassi proposti dalle imprese – continua Tiziana Basso –. Come dire che la collettività dovrà accollarsi al posto delle imprese l’onere di far raggiungere una dignità agli stipendi non dignitosi imposti ai neoassunti. Spesso talmente bassi da non permettere di pagare un affitto e costruire progetti di vita, tanto da spingere alcuni verso l’emigrazione”.

In Veneto quella dell’emigrazione dei giovani è da tempo una vera e propria emergenza. La Cgil ricorda i dati di questo esodo: dal 2013 al 2023 sono emigrati 51.102 persone nella fascia d’età dai 18 ai 39 anni e ogni anno si vede quasi un raddoppio rispetto all’anno precedente, tanto che il rapporto del Cnel boccia il Veneto per quanto riguarda l’attrattività. Per il sindacato è urgente arginare l’esodo anche perché si stima che entro il 2034 il numero di persone in età lavorativa (15-64 anni) calerà di circa 219.000 unità (-7,1%).

Basso, Cgil Veneto: “Servono risposte strutturali e sul lungo periodo”

Tiziana Basso, segretaria generale della Cgil Veneto

“Come Cgil – ha ribadito la segretaria – pensiamo che l’unica strada percorribile sia quella di dare risposte strutturali e sul lungo periodo: per convincere i giovani a restare bisogna migliorare le loro condizioni di accesso al mercato del lavoro in termini di salari e riconoscimento della professionalità e del percorso di studi, investire sul welfare pubblico, supportare le famiglie incrementando i servizi che sostengono la genitorialità, attivare politiche abitative efficaci per calmierare gli affitti e dare un limite agli affitti brevi, creare un fondo regionale per l’emergenza affitti e recuperare il patrimonio abitativo. Gli strumenti per attrarre i giovani ci sono, basta che ci sia anche la volontà politica per attivarli”.

Giordano, Cgil Venezia: “Ai giovani non serve una mancia. Serve rispetto”

“Invece di affrontare il vero problema – salari bassi, precarietà, affitti insostenibili, assenza di una strategia industriale – la Regione Veneto sceglie ancora una volta la strada della propaganda – ha scritto su Facebook il segretario generale della Cgil Venezia, Daniele Giordano –. Una logica paternalistica e offensiva: ai giovani non si offre lavoro stabile, ben pagato e di qualità, ma una specie di paghetta. Come se il futuro si costruisse con qualche centinaio di euro e non con diritti, salari dignitosi, casa, servizi e opportunità vere. Invece di chiedere alle aziende di aumentare i salari si usano i soldi delle tasse pagate dai lavoratori e pensionati. Il Veneto ha bisogno di investimenti, innovazione, formazione, rilancio di Porto Marghera e lavoro buono. Ai giovani non serve una mancia. Serve rispetto”.