“Un modello predatorio pericoloso che rischia di provocare ancora altre crisi, fallimenti e licenziamenti”. Questo il giudizio della Fiom Cgil Padova sulla situazione della Friulpress Samp di Sesto al Reghena (Pordenone) e della Aluminium Die Casting di Saonara (Padova), visto che l’azienda friulana dallo scorso marzo è diventata proprietaria dell’azienda padovana di pressofusioni in alluminio, che occupa 40 dipendenti.

Nell’incontro che si è tenuto il 15 maggio tra la Regione Friuli Venezia Giulia, Regione Veneto e parti sociali, è stato reso esplicito che “il modello di acquisizioni che ha già visto protagonista il fondo Accursia con la trevigiana Likum e la veneziana Costampress, continua con la società immobiliare Exedra Pares divenuta proprietaria di Friulpress e, con questa, di Aluminium Die Casting”.

Nel corso dell’incontro, spiega la Fiom, il rappresentante di Exedra Pares ha “definito prioritario unicamente il rilancio e la sussistenza della Friulpress, definendo Aluminium Die Casting solo un fardello di difficile gestione, acquisito dalla società immobiliare a sorpresa e suo malgrado. Di fronte a queste dichiarazioni tutte le nostre preoccupazioni sono state confermate”.

Per la Fiom padovana l’unica soluzione “per salvare l’Aluminium Die Casting rimane la ricerca di un ulteriore e soprattutto nuovo soggetto industriale, estraneo al Fondo Accursia, eventualità che sarà approfondita il 22 maggio in un nuovo incontro regionale convocato dalla Regione Veneto”.

In vista di una nuova corsa all’acquirente, la Fiom chiede che vengano fissati “l’obbligo di un piano industriale verificabile prima del perfezionamento della cessione; l’accesso immediato ai bilanci delle holding interessate, prima della firma e non dopo; il divieto di cessione degli asset produttivi (macchinari, capannoni) nei 12 mesi successivi all’acquisizione. Questi vincoli sono necessari per ricostruire fra i lavoratori e le lavoratrici, sfiancati da mesi di incertezza e cessioni, la dignità e la speranza in un Paese in cui il lavoro e la professionalità siano davvero valorizzati”.

“Siamo di fronte a un gioco predatorio dei peggiori”, commenta Dario Verdicchio (Fiom Cgil Padova): “Si prendono aziende metalmeccaniche che producono valore, facenti parte di una filiera importante come quella dell’alluminio, che vengono vendute prima a fondi senza struttura, cedendo asset a società collegate per incassare canoni di noleggio, disattendendo sistematicamente gli impegni presi con istituzioni e lavoratori, e poi si rivendono a ulteriori società di investimenti e speculazione immobiliare, che per di più non sono interessate a occuparsi di produzione e manifattura”.

L’esponente sindacale così conclude: “Il fatto che in questa vicenda siano coinvolte solo aziende della fornitura dell’automotive fa venire il sospetto che vi sia l’obiettivo di fiaccare la piccola e media manifattura del comparto, che ha fatto la fortuna del Nord Est e ha garantito benessere diffuso, per favorire la costruzione di un’altra filiera simile all’estero, magari in un’area geografica più vicina alla committenza tedesca. Non possiamo accettare che venga messo a rischio, con lo sviluppo del territorio, il futuro di centinaia di famiglie. La Costituzione italiana garantisce la libertà di impresa, ma non permette di essere liberi di distruggere il lavoro e di togliere di che vivere alle persone”.