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Nuovo nulla di fatto nella vertenza che riguarda Natuzzi. L’incontro che si è svolto ieri (16 marzo) al Ministero delle Imprese e del Made in Italy si è chiuso senza un accordo, lasciando aperte tutte le incognite sul futuro industriale e occupazionale del gruppo.
A certificare lo stallo sono le organizzazioni sindacali, che in una nota unitaria parlano apertamente di mancato risultato: “Dopo giorni di confronto e trattative tra le parti, allo stato attuale non è stato possibile raggiungere un accordo”, dichiarano le segreterie nazionali di FenealUil, Filca Cisl, Fillea Cgil insieme a Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, con le Rsu del gruppo.
Il nodo delle internalizzazioni
Al centro del confronto resta il tema delle internalizzazioni, considerato decisivo per la tenuta occupazionale. I sindacati ricordano che “nel corso del precedente confronto istituzionale Ministero e Regioni avevano assunto l’impegno di predisporre un testo di sintesi sul tema delle internalizzazioni, al fine di favorire un possibile avanzamento del negoziato”, riconoscendo la centralità di questo punto per la tutela dei posti di lavoro.
Dal lato sindacale, spiegano le sigle, la posizione non è cambiata: “abbiamo ribadito nel confronto le nostre posizioni, sempre improntate alla disponibilità, al dialogo e al confronto, senza pregiudiziali, con l’obiettivo di individuare soluzioni utili alla tutela dell’occupazione e al futuro industriale del gruppo in Italia”.
Distanze ancora aperte
Il confronto si è però arenato sulla linea dell’azienda. Secondo quanto riferiscono i sindacati, “nel corso dell’incontro odierno, l’azienda ha confermato nella sostanza l’impostazione del piano già presentato al Mimit, determinando così il permanere di distanze significative tra le posizioni delle parti”.
Un elemento che mantiene la trattativa in una fase di incertezza, senza passi avanti concreti verso una sintesi condivisa.
Le condizioni per un accordo
Le organizzazioni sindacali indicano con chiarezza i punti ritenuti imprescindibili per un’eventuale intesa: “l’obiettivo resta quello di perseguire un’eventuale intesa, che possa fondarsi su alcuni contenuti ritenuti fondamentali per garantire prospettive industriali e occupazionali, vale a dire le internalizzazioni, un quadro certo di prospettive industriali e produttive per la definizione e la tutela del perimetro industriale, l’attivazione di piani di incentivo all’esodo e di politiche attive su base volontaria”.
Trattativa in salita
Nonostante lo stallo, i sindacati non chiudono il confronto e rilanciano la necessità di riaprire il tavolo: “La ripresa del tavolo di confronto rimane il nostro obiettivo centrale”.
Allo stesso tempo, però, arriva un richiamo diretto all’azienda: “Auspichiamo che i prossimi passi dell’azienda si muovano nella direzione del senso di responsabilità che tutte le parti presenti al tavolo hanno richiamato, con l’obiettivo di rafforzare e rilanciare un presidio industriale strategico per il territorio e per il Paese”.
























