L’andamento del mercato del lavoro marchigiano nel 2025 presenta segnali generalmente positivi: aumenta l’occupazione, in particolare quella a tempo indeterminato e femminile; la disoccupazione rimane pressoché stabile; l’inattività diminuisce. È il quadro che emerge dai dati Istat, elaborati da Ires Cgil Marche.

Per la segretaria regionale della Cgil Marche, Eleonora Fontana, tuttavia, “nonostante i segnali positivi, i dati mettono ancora in evidenza una delle criticità più rilevanti del nostro tessuto occupazionale: l’incapacità del sistema di assorbire le nuove generazioni”.

I dati

Nel 2025 nelle Marche risultano occupati 651 mila individui, quasi 7 mila in più rispetto al 2024 (+1,1%). L’aumento risulta più marcato di quello osservato nel Centro (+0,5%) e in Italia nel complesso (+0,8%). Il tasso di occupazione regionale si attesta al 67,5% e aumenta di tre punti percentuale rispetto al 2024. I disoccupati sono 34.658 e registrano un lieve incremento (+0,6%), in controtendenza ai valori del Centro (-5,5%) e dell’intero Paese (-5,3%). Il tasso di disoccupazione rimane pressoché invariato.

Gli inattivi nella regione diminuiscono di oltre 3 mila unità (-1,4%) e si attestano a 263 mila individui. Il calo è più accentuato rispetto a quello medio italiano (-0,5%). Contestualmente, diminuisce anche il tasso di inattività che si afferma al 28,7%. Osservando le caratteristiche dell’occupazione, l’incremento è ascrivibile in particolare alla componente femminile (+5.025, +1,7%), mentre gli occupati uomini registrano +1.913 unità (+0,5%). Il tasso di occupazione femminile aumenta di un punto percentuale e quello maschile scende di mezzo punto percentuale. Tuttavia, tra le due componenti rimane ancora un divario di quasi dieci punti percentuale a svantaggio delle donne (62,7% contro 72,2%).

L’occupazione sale solo tra gli over 50

Per quanto riguarda l’andamento per classi di età, l’incremento dell’occupazione è totalmente imputabile agli individui con 50 anni e più (+17.751, +6,8%), mentre si registrano cali consistenti nella classe 35-49 anni (-2.960, -1,2%) e, in particolare, nella fascia di età 15-34 anni (-7.853, -5,3%), la quale osserva altresì una diminuzione del tasso di occupazione (-2,9%).

Aumentano i Neet: il tasso di disoccupazione scende al crescere dell’età

“È evidente che la struttura del mercato del lavoro regionale e l’allontanarsi dell’età pensionabile determinano per i giovani una diminuzione dell’occupazione e un aumento di disoccupazione e inattività. In particolare, l’incremento dei Neet che per il secondo anno consecutivo osservano una crescita, rappresenta un campanello d’allarme che non può e non deve restare inascoltato”, ha spiegato Eleonora Fontana, segretaria della Cgil Marche. L’analisi per macrosettore mette in evidenza una crescita più accentuata nel commercio (+5,4%), con l’industria e le costruzioni che registrano rispettivamente +4,1% e +5,2%. Flessioni significative nei comparti dell’agricoltura (-14,7%) e nell’insieme degli “altri servizi” (-2,7%).

Il tasso di disoccupazione scende al crescere dell’età. Si attesta al 10,8% nella classe 15-34 anni, al 4% nella fascia 35-49 anni e al 2,9% tra gli individui con 50 anni e più. Da notare, inoltre, che rispetto al 2024 la classe 15-34 anni è l’unica ad aver osservato un aumento del tasso di disoccupazione. Tra gli inattivi, a livello di genere la flessione è imputabile al calo delle donne inattive (-5.540, -3,5%), mentre gli uomini inattivi aumentano di 1.765 unità (+1,6%).

Nelle Marche, in controtendenza al resto del Paese, aumentano i Neet 15-29 anni. Questi si attestano a 23.230 individui e osservano una crescita del 2,6% rispetto al 2024. Tra le regioni, solo Marche e Liguria registrano una variazione positiva dei Neet tra il 2024 e il 2025. “Questi dati dovrebbero orientare le politiche regionali del lavoro – dichiara la segretaria Cgil –, ma, a oggi, non abbiamo ricevuto nessuna convocazione da parte della nuova Giunta regionale sui temi del lavoro. In una fase internazionale così complessa, che determina incertezza e un rialzo del costo della vita e dei consumi, il lavoro dovrebbe essere al centro di tutte le agende politiche. Dalle Marche invece nessun segnale”.