Servizio di trasporto sui fondi agricoli e accoglienza in locali fatiscenti, per i quali veniva anche addebitato un costo al bracciante, orari di lavoro ben oltre quelli previsti dai contratti, paghe ribassate, nessuna visita e formazione a tutela della salute. Sono le ragioni che – a partire dalla denuncia di un operaio – hanno portato all’arresto del gestore di una cooperativa agricola in provincia di Brindisi con l’accusa di caporalato. “Questo – dichiarano la segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, e il segretario generale della Camera del Lavoro di Brindisi, Massimo Di Cesare – deve essere un tema da affrontare non solo in ambito sindacale, ma deve investire prioritariamente l’azione delle istituzioni e ogni ambito sociale”.

Di Cesare, Cgil Brindisi: “Insistere su sindacato di strada, serve modello che va oltre confini territoriale”

“I fatti di Francavilla Fontana, di Amendolara, di Taranto, come di Latina o, andando indietro nel tempo, di Andria e prima ancora di Ceglie Messapica, una lista purtroppo troppo lunga di vittime di caporalato e sfruttamento, ci obbligano a rivedere la nostra azione sindacale che evidentemente non può essere più rivolta al solo mondo agricolo, ma deve trovare un agire in grado di coinvolgere una più ampia sfera sociale. Siamo ben lontani da una idea di società accogliente e integrata, con al contrario una crescente criminalità organizzata e microcriminalità che condiziona anche gli ambienti di lavoro. È giusto scendere in piazza come abbiamo fatto ad Amendolara e provare a reagire collettivamente a quanto accade, ma non è più sufficiente”, evidenzia Massimo Di Cesare.

Per il segretario della Cgil brindisina “occorre insistere sul modello di sindacato di strada quotidianamente, agro per agro, azienda per azienda, piazza per piazza, ancora di più di quanto abbiamo già fatto. Abbiamo la legge 199 del 2016 che a dieci anni dalla sua approvazione viene attuata in parte, sicuramente nella sua parte repressiva, ma non ancora nella sua parte progettuale e propositiva. Una legge che resta lì, incompiuta, a ricordarci il sacrificio di Paola Clemente e di tutte le vittime di una condizione ormai inaccettabile”. Abbiamo, elenca Di Cesare, le reti del lavoro agricolo di qualità e sperimentazioni, come quella del protocollo sottoscritto con la prefettura e la procura di Brindisi, che però mettono in evidenza la necessità di andare oltre ì confini provinciali, perché l’illegalità non si ferma al confine. Serve un lavoro sinergico che porti il protocollo Brindisi in altri territori come Bari Sud, Taranto, Matera e Cosenza, in quello che potremmo indicare come ‘arco ionico Metaponto calabro’ e che richiede una rivisitazione organizzativa anche del nostro modello sindacale”.

Bucci, Cgil Puglia: “Per sconfiggere questo sistema serve una forte volontà politica che oggi non c’è”

“Episodi terribili come quello di Amendolara scuotono l’opinione pubblica, ma l’attenzione su un sistema pervicace di sfruttamento e negazione di diritti e dignità del lavoro cala troppo in fretta – denuncia Gigia Bucci –. Chi ha compiti istituzionali, penso alla ministra del Lavoro, è scesa in Calabria salvo poi tornare a Roma e consentire la manomissione del decreto Primo Maggio, che riapre la strada a contratti pirata e associazioni scarsamente rappresentative. Così come non si fa nulla per rafforzare il personale degli organismi addetti alla vigilanza”. I dati delle ispezioni “spingono a violare le norme, talmente è sporadica la possibilità di incappare in un’azione di controllo. In Puglia, nel 2025, gli accessi in aziende del settore agricolo sono stati solo 1.467 su circa 48 mila imprese attive, vale a dire appena il 3%. Emerge un indice di irregolarità del 56% che sale al 72% se si guarda al solo ambito salute e sicurezza. Un dato che desta ancor più allarme alla luce dell’ordinanza caldo e dei rischi per chi opera – in agricoltura e non solo – esposto al caldo”.

In tal senso la Cgil Puglia chiede alla Regione “di stanziare risorse aggiuntive per potenziare nel periodo estivo, in coincidenza delle alte temperature e della stagione delle grandi raccolte, i servizi delle Asl e degli Spesal. Assieme serve un lavoro di intelligence e di raccordo con gli altri organismi – dall’Inail ai Carabienieri all’Inps – per un’azione quanto più efficace, ricorrendo alle banche dati e utilizzando algoritmi e indicatori che sono in grado di evidenziare il potenziale ricorso a lavoro nero e grigio sulla base delle estensioni ettaro-colturali”. Per Bucci “è un fenomeno che possiamo affrontare e sconfiggere solo in presenza di una forte volontà politica, che oggi manca. In tema di gestione dei flussi migratori, abbiamo da poco denunciato il fallimento del sistema attuale, ma anche occupato quegli spazi dove lo stato è arretrato, lasciando mano libera ai caporali: la rete di accoglienza. Indecente aver perso le risorse del Pnrr per superare i ghetti, i servizi di intermediazione, quelli di trasporto. Così come il sistema di imprese deve assumersi la responsabilità di contrastare con noi un sistema arcaico di chi pensa di poter stare sul mercato avvilendo corpi e dignità, facendo dumping alle aziende serie, sottraendo ingenti risorse al sistema pubblico”.

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