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L'intervista

La sicurezza? Si insegni a scuola

Foto:  Simona Caleo
Paolo Andruccioli
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La segretaria confederale della Cgil, Rossana Dettori, commenta i risultati del questionario dell'Osservatorio Futura sulla sicurezza sul lavoro, tra risposte anomale, esigenza di informazione e formazione continua e messaggi al sindacato per una maggiore presenza nei luoghi di lavoro

Rossana Dettori, segretaria confederale della Cgil, dal sondaggio realizzato dall’Osservatorio emergono spunti interessanti per il lavoro del sindacato, ma anche qualche apparente contraddizione. Cominciamo dalla conoscenza della leggi sulla sicurezza. Dalle risposte degli intervistati si capisce che le normative non sono abbastanza conosciute. Che riflessione possiamo fare?

Non conoscere la normativa sulla sicurezza sul lavoro è sicuramente un limite per i lavoratori perché non conoscendo le leggi non sanno neanche quali sono le misure da rispettare. Per questo noi riteniamo fondamentale la informazione e la formazione. Il lavoratore deve essere formato anche prima di essere assunto. Ed è fondamentale il concetto di formazione permanente nel corso di tutta l’attività lavorativa di cui parla spesso il nostro segretario generale, Maurizio Landini. Tra l’altro noi abbiamo anche avanzato una proposta precisa per quanto riguarda le scuole: la sicurezza sul lavoro dovrebbe essere insegnata ai ragazzi già dalle scuole medie. Si tratta anche di diffondere il corretto concetto di sicurezza, anche a livello di divulgazione di massa perché spesso si fanno grandi confusioni con altri concetti di sicurezza (per esempio quello securitario della destra, che è un concetto che non ci appartiene.

PODCAST: La pedagogia della sicurezza insegnata a scuola

Per quanto riguarda gli incidenti sul lavoro e le tragiche morti che continuano a riempire le cronache quotidiane nel sondaggio emerge una chiara attribuzione di responsabilità. Sono i datori di lavoro i primi responsabili di questa situazione, mentre una parte degli intervistati indica negli ispettori i possibili corresponsabili. Come giudichi queste risposte? 

Anche se la conoscenza delle leggi è limitata, dal sondaggio emerge chiara la responsabilità principale in caso di incidenti e morti sul lavoro. Ed è quella dei datori di lavoro. Nelle risposte degli intervistati si fa invece qualche confusione con un altro soggetto: gli ispettori alla sicurezza. Essi però non possono essere indicati come responsabili come chi decide dell’organizzazione del lavoro. In realtà devono solo controllare il rispetto delle norme e noi ribadiamo a proposito che sono ancora troppo pochi. Abbiamo ottenuto l’assunzione di 1500 ispettori del lavoro. Ma gli Spreasal (Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) sono ancora troppo pochi. 

PODCAST: Gli ispettori alla sicurezza? Troppo pochi

Un risultato da discutere del sondaggio riguarda la percezione del livello di sicurezza sul luogo di lavoro. Dal questionario emerge per esempio un dato apparentemente in contraddizione con i fatti reali. Tra i lavoratori che si sentono più sicuri troviamo infatti quelli del settore primario (ovvero agricoltura, allevamento, economia forestale-silvicultura, pesca e estrazione risorse minerarie). Come possiamo spiegare questo dato visto che sia in agricoltura, sia nel settore estrattivo gli incidenti sul lavoro sono all’ordine del giorno? 

Una possibile spiegazione di queste risposte apparentemente anomale sul grado di sicurezza percepito dai lavoratori del settore primario riguarda probabilmente il concetto stesso di rischio. Noi sappiamo dei tanti incidenti che si registrano ogni giorno in agricoltura e sappiamo anche che il settore non riguarda solo le coltivazioni, ma anche la trasformazione industriale dell’agroalimentare. E sappiamo quanto sono rischiosi e quante malattie producono i lavori nel settore estrattivo (miniere e non solo). Credo che questa “sottovalutazione” del tema della sicurezza sul lavoro in questi settori derivi da una falsa visione del problema. Si tende infatti a identificare la mancata sicurezza con le morti sul lavoro. Ma quelli sono gli episodi più tragici e vistosi. Poi ci sono migliaia di casi e di storie di malattie professionali di cui magari neppure si parla.

PODCAST: Risposte anomale

Un altro dato che sembra andare contro il senso comune riguarda la maggiore preoccupazione per la sicurezza in categorie apparentemente più al riparo, come per esempio gli insegnanti e le partite Iva o addirittura gli imprenditori. Una possibile chiave di lettura di queste “paure” potrebbe essere legata al Covid: gli insegnanti per esempio si potrebbero sentire meno al sicuro perché lavorano in ambienti chiusi e quindi potenzialmente più esposti al contagio. Che ne pensi?

Sicuramente la paura del contagio è uno degli elementi fondamentali in questo periodo ed è logico che influenzi anche le risposte degli intervistati dall’Osservatorio. Capisco soprattutto le preoccupazioni che emergono sul lavoro degli insegnanti che sono obbligati a vaccinarsi ma sanno che non c’è lo stesso obbligo per gli alunni visto che si parla anche di scuole elementari e quindi di bambini troppo piccoli. Per la scuola però, quando si parla di salute e sicurezza sul lavoro non c’è solo il Covid. Da tempo si studiano gli effetti dello stress correlato alla professione che è molto cambiata dai tempi in cui i ragazzi venivano puniti e rimproverati a casa dai genitori. Oggi giustamente si parla di autonomia dei ragazzi ed è un quadro completamente cambiato per chi insegna. Non capisco invece l’ottimismo delle partite Iva e degli imprenditori a proposito della percezione di insicurezza e di rischio. Capisco il rischio dei riders per i quali abbiamo imposto la copertura Inail che non c’era. Sinceramente non capisco perché gli imprenditori rispondano di non sentirsi sicuri.

PODCAST: Le paure di insegnanti, Riders e imprenditori

Tra i messaggi positivi che emergono da questo sondaggio c’è sicuramente il giudizio sul ruolo del sindacato (considerato molto importante nell’ambito della sicurezza sul lavoro) e sugli strumenti nuovi che sono stati introdotti proprio grazie al sindacato, i Comitati anti-Covid per esempio. Da sindacalista ti soddisfano questi risultati o ci vedi anche una richiesta per una maggiore presenza del sindacato nei luoghi di lavoro?

Il sondaggio ci manda un messaggio chiaro: dobbiamo aumentare la nostra presenza nei luoghi di lavoro. Ci devono essere ovunque i rappresentanti della sicurezza che devono lavorare in sintonia con i delegati rappresentanti dei lavoratori. Uno degli errori che in genere si compie è quello di separare la sicurezza del lavoro con l’organizzazione del lavoro. È chiaro che sono elementi che devono andare insieme perché i rischi e il mancato rispetto delle norme derivano spesso da errori nell’organizzazione del lavoro che è a monte. Noi abbiamo fatto tante battaglie su questo negli anni. Oggi dobbiamo proseguire e aggiornare continuamente i nostri strumenti perché è proprio la trasformazione continua dell’organizzazione del lavoro che ce lo impone. Basti pensare – tanto per fare un esempio – alle problematiche nuove poste dal lavoro agile. E poi non ci sono solo gli incidenti sul lavoro. Dobbiamo essere presenti e dare battaglia anche sulla diffusione delle malattie professionali, ma anche delle molestie nei confronti delle donne e nelle tante forme di mobbing. L’esperienza positiva che stiamo facendo con i comitati anti-Covid che abbiamo voluto è già una buona base di partenza per il futuro.

PODCAST: Quello che c’è ancora da fare