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Delocalizzazioni

Riello chiude, produzione spostata in Polonia

Foto: www.facebook.com/alessandra.tersigni
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L'azienda produttrice di caldaie annuncia la dismissione dell'impianto di Villanova di Cepagatti (Pescara) e il licenziamento dei 71 dipendenti. L'attività spostata all'estero e in due stabilimenti veneti del gruppo. "Non è un'azienda in crisi" spiegano Fiom Cgil e Uilm Uil, chiedendo l'immediato ritiro della decisione

Prosegue a oltranza a Villanova di Cepagatti (Pescara) il presidio permanente davanti allo stabilimento della Riello, azienda produttrice di caldaie. La società, che dal 2015 fa capo al gruppo multinazionale francese Carrier, ha annunciato il 1° settembre la dismissione dell’impianto, il contestuale licenziamento collettivo dei 71 dipendenti e il trasferimento di altri 19, impegnati nella divisione ricerca e sviluppo, nelle sedi di Lecco e Legnago. La Riello ha anche annunciato il trasferimento di parte della produzione nel sito di Torun, in Polonia.

“La notizia, piovuta come un fulmine a ciel sereno nell’anno dell’ecobonus caldaie, ha lasciato tutti sbigottiti per la mancanza totale dei segnali tipici di un’azienda in crisi”, spiegano Rsu, Fiom Cgil e Uilm Uil provinciali. I sindacati avevano lanciato “un allarme nel mese di agosto, poco prima della chiusura per ferie, periodo nel quale la Riello aveva lasciato a casa dall’oggi al domani 49 lavoratori in somministrazione. Fino al mese di luglio la produzione è stata corposa e in costante aumento, il settore di ricerca e sviluppo ha incessantemente contribuito all’introduzione di nuove tecnologie e gli operai hanno lavorato fino a coprire tre turni. In tale contesto la scelta scellerata di chiudere è incomprensibile”.

Il piano industriale della multinazionale, proseguono i sindacati, mostra chiaramente come “la produzione del plant abruzzese non cesserà, ma verrà solo frammentata e divisa. La costruzione degli scambiatori passerà a Legnago (Verona), la carpenteria pesante a Volpago del Montello (Treviso) e ovviamente, come in un noto cliché, l’attività di assemblaggio delle caldaie sarà trasferita in un sito in Polonia”. Rsu, Fiom e Uilm rilevano che “a nulla è servito che lo stabilimento abruzzese sia stato capace di produrre, modificare e sviluppare prodotti innovativi. La Riello ha deciso di implementare i suoi stabilimenti del Nord e di esportare lavoro all’estero, impoverendo un territorio già martoriato”. La multinazionale, concludono i sindacati, ha specificato nel testo della procedura il suo carattere strutturale e definitivo”.