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Energia

Lo sciopero è centrale

Tommaso Di Felice
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L'impianto termoelettrico Enel di Torrevaldaliga Nord di Civitavecchia (Roma) continua il percorso verso la riconversione, ma si parla di pochi investimenti e forti tagli al personale. I lavoratori si fermano per tre ore, previsti anche due presìdi. Casafina, Fiom Cgil: “La transizione ecologica è un'esigenza di dimensioni globali, non più rinviabile. Ma l'occupazione va tutelata”

Pochi investimenti e scelte poco green che pesano sui lavoratori. È il caso dell'Enel e dei metalmeccanici della centrale termoelettrica di Torrevaldaliga Nord, a Civitavecchia (Roma). Gli operai sono a rischio licenziamento e hanno fissato uno sciopero per oggi (mercoledì 24 febbraio). “È una situazione difficile, che dura da anni”, spiega Giuseppe Casafina, segretario generale della Fiom Cgil Civitavecchia, Roma Nord e Viterbo: “Non possiamo rischiare altri posti di lavoro in questa zona. Qui servono risposte chiare e scelte per l'ambiente”.

L'Enel di Torrevaldaliga Nord è una centrale termoelettrica alimentata a carbone, composta da tre gruppi a vapore da 660 megawatt per una capacità totale installata di 1.980 megawatt. Dal 2003 l'impianto è stato soggetto a lavori di riconversione tecnologica e oggi, a seguito del rinnovo dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) avvenuto nel 2013, la centrale ha migliorato i suoi standard d'impatto sul territorio. Rimangono però aperte sia la questione occupazionale sia il discorso della riconversione ecologica.

C'è infatti preoccupazione per il futuro del polo di Civitavecchia. Le parti sociali temono che i mancati investimenti possano avere conseguenze sulla forza occupazionale. “È una questione aperta dal 2019 – riprende il delegato della Fiom – quando abbiamo dato via agli scioperi e aperto un dialogo con la società. Abbiamo anche coinvolto il ministero dello Sviluppo economico, ma siamo in una situazione di stallo. Ci serve l'aiuto di tutti, anche degli enti locali”.

I sindacati denunciano come, già dal prossimo anno, Enel potrebbe ridurre di circa il 20 per cento gli occupati delle imprese appaltatrici. Ora si cerca di tutelare i posti di lavoro messi a rischio dal declino produttivo della centrale e, allo stesso tempo, crearne di nuovi e guardare al futuro. “La proprietà – continua Casafina – ha confermato la dismissione del carbone entro il 2025. Il progetto prevede il passaggio al gas, ma questa scelta potrebbe avere conseguenze: da un lato, la riconversione produce comunque emissioni nocive per il territorio; dall'altro, l'azienda finirebbe per impiegare solo 40 persone, a fronte dei circa 400-450 dipendenti attuali”.

Intanto la Fiom ha annunciato che si torna a scioperare. Oggi i dipendenti incrociano le braccia nelle prime tre ore di ogni turno. In più, ci sarà un presidio dalle 6 alle 10 e dalle 14 alle 17 davanti ai cancelli dell'azienda. La protesta è stata organizzata per sollecitare l’Enel a scelte più responsabili sul futuro dell’impianto, a partire da quando la centrale non sarà più alimentata a carbone. Le parti sociali chiedono infatti un maggiore sforzo sul territorio, anche sotto il punto di vista della riqualificazione ambientale.

Rimane infatti centrale la questione delle energie rinnovabili. “Per Civitavecchia, il ministero ha detto chiaramente che si aspetta progetti dal territorio e la discussione in atto su idrogeno ed eolico offshore è un segnale molto positivo che merita il sostegno di tutti”, spiega la Fiom Cgil di Roma e Lazio in un comunicato. L’Autorità portuale ha annunciato la partecipazione al bando European Green Deal, con il progetto “ZEPHyRO” per un porto decarbonizzato e che guarda alle energie rinnovabili. L’esito della valutazione del progetto è atteso per giugno 2021.