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Il sondaggio

Lavoro da casa: come ci cambia la vita

Foto: Foto kaboompics, da pixabay
P. A.
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Un questionario su un campione rappresentativo della popolazione italiana con più di 18 anni, realizzato dall'Osservatorio Futura per conto della Cgil. Lo spaccato della nuova organizzazione: giudizi divergenti dei lavoratori sui pro e i contro. Ma c'è un dato comune: lo smart working va regolamentato dai contratti

L’Osservatorio Futura, che realizza sondaggi e ricerche per la Cgil, ha sottoposto una serie di domande sul lavoro a distanza o da casa ad un campione rappresentativo di popolazione di età superiore ai 18 anni (2002 interviste) sulla base di questionari compilati online sul web. Le interviste sono state realizzate dal 9 al 17 settembre scorsi, ora è in pieno svolgimento un secondo step che sarà pronto per la fine del mese. Vediamo intanto che cosa è emerso dalla prima rilevazione.

La scoperta del lavoro da casa
La pandemia ci ha obbligato ad utilizzare una modalità di lavoro fino a quel momento sconosciuta ai più. Il 49%/50% dei lavoratori e delle lavoratrici intervistati non aveva mai fatto esperienze di lavoro agile prima della pandemia. Buona parte lo ha sperimentato solo con l’emergenza (il 27%). Il lavoro a distanza per una fascia di lavoratori è proseguita anche dopo la fine del lockdown e sta ritornando oggi prepotentemente alla ribalta. Tra le categorie che ne fanno uso maggiormente: i lavoratori e le lavoratrici tra i 24 e i 44 anni, i colletti bianchi, i lavoratori dei servizi e della comunicazione, i dipendenti pubblici.

Si ama o si odia
Secondo i risultati del sondaggio dell’Osservatorio Futura il 60% degli intervistati giudica lo smart working una modalità di lavoro utile, anche se la percentuale dei giudizi positivi è leggermente calata con la ripresa delle attività dopo l’estate. Il 21% degli intervistati lo giudica comunque “molto positivo”. 

I pro e i contro
I giudizi sugli aspetti positivi e su quelli negativi del lavoro agile continuano a divergere. Una parte della popolazione lavorativa è favorevole allo smart working perché riesce ad avere più tempo a disposizione e a coniugare meglio i tempi di lavoro e i tempi di vita. Un altro aspetto positivo riguarda la possibilità di risparmiare (sui pranzi fuori, sui trasporti, ecc). Tra i punti a sfavore contro il lavoro agile ci sono invece il rischio dell’isolamento sociale, l’impoverimento delle relazioni e un orario di lavoro che si dilata senza limiti nel corso della giornata. 

Comunque va regolato
Un elemento unificante tra le risposte al sondaggio riguarda la regolamentazione delle nuove modalità di lavoro a distanza. Otto lavoratori su dieci mettono in risalto la necessità di regolare lo smart working attraverso i contratti nazionali.

Per leggere il rapporto completo vai alla rubrica Osservatorio Futura sul sito di Collettiva.it.