Numeri, numeri e ancora numeri, peccato che abbiano davvero poco a che fare con la realtà. Sono quelli snocciolati dalla presidente del Consiglio Meloni a Montecitorio sulle assunzioni di uomini e donne per le forze dell’ordine. A fronte del numero di assunzioni si è dimenticata di dire che negli ultimi tre anni sono usciti per pensionamento quasi 36 mila poliziotti e poliziotte, e che i nuovi assunti non coprono totalmente nemmeno il turn over, lasciando così scoperte le carenze di organico.

A questi numeri vanno aggiungi anche quelli di una nuova figura professionale: gli ausiliari dei Carabinieri, tra 10 e 12 mila, da reclutare tra i volontari. Cosa sono? Come sarebbero inquadrati? Con quale contratto e con quale salario? Tutto questo - come canterebbe il poeta - è perduto nel vento.

PIETRO COLAPIETRO SG SILP CGIL
PIETRO COLAPIETRO SG SILP CGIL
PIETRO COLAPIETRO SG SILP CGIL (IMAGOECONOMICA)

“Siamo i primi a riconoscere l’esigenza di rafforzare i presìdi dei territori e garantire maggiore sicurezza ai cittadini, ma la strada indicata dalla premier Meloni non rappresenta una soluzione reale al problema degli organici delle forze di polizia”, spiega il segretario generale Silp Cgil Pietro Colapietro.

"Gli ausiliari non risolvono le carenze strutturali, ma rischiano di rendere ancora più precario il nostro lavoro”, prosegue Colapietro: “Soprattutto i tempi di formazione previsti sono del tutto inadeguati rispetto alle necessità operative reali e alla complessità dei compiti quotidiani che svolgiamo”. Pare, infatti, che a fronte di un contratto di 18 mesi solo tre sarebbero dedicati alla formazione.

Ma c’è un’ulteriore perplessità. Meloni ha affermato che questi ausiliari affiancherebbero solo i Carabinieri, cioè il corpo di sicurezza militarizzato. Perché poliziotti dovrebbero essere lasciati soli? Non sarà che nella mente della presidente del Consiglio è proprio questo lo scopo? Quello di militarizzare sempre più la loro versione di “sicurezza”?

"L’istituzione della figura di Carabiniere ausiliario, inserita in un modello a forte impronta militare, rischia di determinare una frattura strutturale nel sistema di sicurezza delineato dalla legge 121/1981, che ha sancito il principio della smilitarizzazione e dell’equilibrio tra le diverse forze di polizia”, aggiunge il segretario generale Silp.

"Si penalizzano così le forze di polizia a ordinamento civile, privilegiando di fatto una visione militarizzata della gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica”, prosegue: “Nelle settimane scorse i sindacati di polizia complessivamente più rappresentativi hanno già espresso queste perplessità al ministro Crosetto”.

C’è un modo di procedere del governo che invece non si smentisce mai: decidere in splendida solitudine e con un’impronta dall’antico sapore autoritario. “Ciò che appare ancora più grave – aggiunge Colapietro – è che una riforma di tale portata, per il momento relativa solo ai Carabinieri, venga imposta dall’alto senza alcun confronto preventivo con i sindacati. Quest’atteggiamento rischia di configurarsi come l’ennesimo tentativo di militarizzazione strisciante del sistema di sicurezza interno".

Esiste inoltre una questione di risorseche rinforza l’idea che Meloni abbia una preferenza ingiustificata proprio per i Carabinieri. Colapietro sottolinea l’incomprensibile disparità di trattamento: “Mentre si destinano risorse significative per assumere 12 mila Carabinieri ausiliari, non viene previsto un piano altrettanto incisivo per colmare la grave carenza di organici della Polizia di Stato, stimata in circa 11 mila unità”.

Per l’esponente sindacale “questa scelta rischia di compromettere ulteriormente l’efficienza dell’intero sistema sicurezza, generando squilibri operativi e organizzativi difficilmente sostenibili. Non è vero che le assunzioni previste negli ultimi anni hanno garantito il 100 per cento del turn over: si continua a ripetere questa non verità nella speranza che le favole si trasformino in realtà”.

Colapietro sottolinea che “le risorse economiche destinate alle assunzioni devono essere ripartite in maniera equa e proporzionata tra tutte le forze di polizia, nel rispetto delle rispettive funzioni, competenze e specificità ordinamentali. Solo così sarà possibile un rafforzamento armonico e coerente del comparto sicurezza”.

Il segretario generale Silp Cgil così conclude: “In assenza di un confronto serio e strutturato con le organizzazioni sindacali, ci vedremo costretti, nostro malgrado, a valutare ogni iniziativa necessaria, compreso lo stato di agitazione, a tutela del personale che rappresentiamo e dell’equilibrio del sistema di sicurezza del Paese".

A richiamare tutti alla realtà costituzionale è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che proprio oggi, nel messaggio in occasione del 174° anniversario della fondazione della Polizia di Stato, ha affermato: “Con la nascita della Repubblica, ottanta anni or sono, la Polizia di Stato ha rinnovato la sua missione, ponendosi, con generosa dedizione, al servizio delle libertà democratiche e dei diritti dei cittadini, nella sicurezza e nella legalità. I valori della Costituzione orientano, nei molteplici ambiti di intervento, l’agire degli appartenenti al Corpo, che accompagnano, con la loro vigile presenza, la vita delle persone e della collettività, testimoniando in ogni contesto, soprattutto nei più difficili, la concreta vicinanza delle istituzioni”.