Si è conclusa con un’ottima partecipazione di pubblico la serata finale della campagna regionale referendaria per il No, svoltasi ieri sera, 18 marzo, presso il Cinema Porto Astra di Padova. La Sala Fronte del Porto si è presentata completamente esaurita, con parecchi cittadini costretti a seguire i lavori in piedi, a testimonianza di una sensibilità civile profonda e diffusa sul tema della difesa della Carta Costituzionale. All’evento, caratterizzato da un clima di grande determinazione e moderato ottimismo, hanno preso parte i vertici della Cgil regionale e cittadina, insieme a numerosi esponenti del mondo politico, ex amministratori, docenti e rappresentanti della società civile padovana.

Il dibattito ha offerto una panoramica completa sulle ragioni della contrarietà alla riforma, alternando analisi storico-politiche a rigorose valutazioni tecniche. Giuseppe Pietrobelli ha moderato gli interventi, tra gli altri, della segretaria confederale della Cgil, Francesca Re David, e dell’ex Rettore, Vincenzo Milanesi, che hanno tracciato il solco politico e storico dell'iniziativa, inquadrando il referendum come una tappa cruciale per la tenuta democratica del Paese. Di contro, il professor Maurizio Malo e la giudice Maria Alessandra Maiolino hanno sviscerato le criticità della riforma sotto il profilo strettamente tecnico-giuridico, evidenziandone le pericolose storture procedurali e costituzionali.

All’inizio e alla fine, particolarmente apprezzato è stato il contributo di Pietro Grasso, che nella sua duplice veste di ex magistrato ed ex presidente del Senato ha saputo coniugare il rigore tecnico alla visione politica. “Una riforma – ha spiegato Pietro Grasso – che non risolve i problemi reali della giustizia, come la lentezza dei processi o la carenza di organici, ma rischia di diventare dannosa e pericolosa qualora si arrivasse a una gerarchizzazione del pubblico ministero o a mettere in discussione l’obbligatorietà dell’azione penale”. L’ex magistrato e politico, ora Presidente della Fondazione “Scintille di Futuro” che ha provveduto a creare, ha inoltre sottolineato come l’indebolimento dei controlli e l’abolizione di reati come l’abuso d’ufficio finiscano per favorire la corruzione e l’infiltrazione della criminalità organizzata, danneggiando in primo luogo i cittadini.

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Sulla stessa linea d’onda si è posta Francesca Re David, segretaria nazionale della Cgil, che ha richiamato l’attenzione sulla solidità del percorso democratico. “Difendere la democrazia e la separazione dei poteri – ha dichiarato la sindacalista – significa oggi opporsi a tentativi di modificare la Carta fondamentale senza un vero confronto parlamentare, ignorando le procedure rigorose previste dai padri e dalle madri costituenti”.

La serata si è chiusa con un forte appello alla partecipazione al voto, ribadendo che “l’indipendenza della magistratura non è un privilegio di una casta, ma è un patrimonio a garanzia di tutti, a maggior ragione dei semplici cittadini. Per questo è stata inserita nella Legge Fondamentale dello Stato, ossia la Costituzione, e per questo va a tutti i costi difesa dagli attacchi di chi vuole la magistratura sotto il controllo del Governo. Un proposito, non a caso proveniente dagli eredi di chi storicamente non si è mai riconosciuto nei valori della Carta e l’ha sempre mal sopportata”.