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L’Amazzonia e molti territori della Colombia si trovano a un bivio storico. Di fronte alla necessità globale di abbandonare i combustibili fossili, il rischio concreto è che la cosiddetta transizione energetica si traduca in un nuovo ciclo estrattivo e in una mera mercantilizzazione della natura, scaricando i costi ambientali e sociali sui territori e sulle popolazioni più vulnerabili.
Transizione e Amazzonia
Per affrontare queste sfide e definire una risposta sindacale e comunitaria autonoma, dal 18 al 20 agosto si è tenuto a Bogotá il seminario nazionale Transizione giusta e difesa dell’Amazzonia, promosso dalla Central Unitaria de Trabajadores Colombia in collaborazione con Nexus Emilia-Romagna, Cgil, Ctc, Cgt e diversi attori dei movimenti sociali.
L'iniziativa, prosecuzione del un percorso comune intrapreso nel 2023 assieme al Forum sindacale Panmazzonico, ha rafforzato il coordinamento dei dipartimenti ambiente delle Cut regionali per trasformare la transizione giusta in un tema centrale della contrattazione collettiva e delle politiche pubbliche nazionali.
I lavori si sono aperti con un’analisi stringente del contesto politico e socio-economico colombiano. Come sottolineato dal presidente della Cut Colombia, Fabio Arias, e dai rappresentanti delle diverse centrali sindacali, la difesa dell’Amazzonia non è una questione esclusivamente locale, ma un tema di rilevanza globale, strettamente interconnesso con la democrazia, la pace e i diritti del lavoro.
Identikit della regione amazzonica
La regione amazzonica colombiana comprende il 42,3 per cento del territorio del Paese, ma la popolazione è di sole 85.056 unità, il 2,4 per cento del totale, di cui il 62,6 appartiene a popolazioni indigene. In Amazzonia c’è un indice di necessità di base insoddisfatte del 45,8 per cento contro una media del Paese del 27,7 per cento. L’indice di povertà multidimensionale è del 27,9 per cento contro il 12,9 della media del Paese ed è la regione con minore copertura energetica.
Nella regione Amazzonica si concentra il 5,5 dell’attività mineraria con una punta nel dipartimento del Putumayo, dove l’estrazione del petrolio rappresenta il 29,5 del Pil, mentre avanza la deforestazione per l’espansione della frontiera agricola e la costruzione illegale di strade per favorire il narcotraffico.
Il dibattito ha messo in luce l'urgenza di evitare che la decarbonizzazione riproduca dinamiche estrattiviste o sposti l'energia pulita verso il Nord del mondo mantenendo il Sud globale in una condizione di subalternità e depauperamento.
Il ruolo del sindacato
L’attività si inserisce nel lavoro che Cut sta realizzando per definire un proprio documento di indirizzo e programmatico per la tutela dell'occupazione nei settori in riconversione e alla promozione del dialogo sociale come strumento per evitare che la decarbonizzazione coincida con la precarizzazione del lavoro o con la perdita di sovranità sui beni comuni.
Geografia dei territori a rischio
Durante la seconda giornata, oltre 35 delegati provenienti da 20 regioni si sono confrontati sulla mappatura dei conflitti socio-ambientali, evidenziando come ogni macro-regione colombiana viva criticità specifiche ma interconnesse.
Regione Caraibica. Nonostante la presenza di importanti impianti eolici e solari, ampie fasce di popolazione soffrono la povertà e la mancanza di elettricità e acqua potabile. Infezioni e inquinamento da estrazione di carbone (Cerrejón) e la minaccia del fracking colpiscono le comunità locali.
Regione Andina. Tensione tra sviluppo economico e salvaguardia degli ecosistemi strategici come i páramos (es. Páramo de Santurbán), minacciati dall'estrazione dell'oro e dalla privatizzazione delle fonti idriche.
Regione del Pacifico. Territori segnati da un grave e storico razzismo istituzionale, povertà e dall'impatto devastante dell'estrazione mineraria illegale a base di mercurio, che provoca gravi patologie e spinge i giovani all'emigrazione e alla marginalità.
Orinoquia e Amazzonia (Amazonas, Guaviare, Meta). Deforestazione selvaggia legata all'espansione dell'allevamento estensivo (spesso veicolo di riciclaggio di proventi illeciti), presenza di gruppi armati, pressione dell'ecoturismo non regolamentato e violazione dei diritti dei popoli indigeni. Particolarmente critica è la debolezza della Consulta Previa (Convenzione 169 Ilo), spesso svolta sotto la pressione e la minaccia delle armi.
I conflitti mostrano un filo conduttore comune: l'uso predatorio dell'acqua, l'abbandono istituzionale delle periferie e un paradosso energetico e territoriale in cui le aree rurali producono ricchezza ed energia per le grandi città rimanendo prive dei servizi essenziali.
Azioni strategiche
Dall'analisi dei conflitti sono emerse le priorità operative che confluiranno direttamente nella strategia per la transizione giusta della Cut Colombia, la cui validazione finale è prevista entro dicembre 2026.
Le linee guida fondamentali includono:
- formazione e leadership sindacale: sviluppare competenze di analisi socio-ambientale all'interno del sindacato per incidere nelle politiche territoriali;
- lotta al razzismo strutturale: integrare la giustizia razziale ed etnica nei processi di sviluppo locale;
- presenza e regolazione dello Stato: garantire servizi pubblici, protezione sociale e controllo legale sulle attività estrattive e commerciali nelle aree periferiche;
- autonomia e potere ai governi locali: coinvolgere direttamente i territori nella definizione dei propri modelli di sviluppo;
- pianificazione della riconversione lavorativa: piani di formazione e certificazione delle competenze per i lavoratori dei settori energetici e degli idrocarburi;
- campagne di comunicazione congiunte: attivare mobilitazioni unitarie (con Ctc e Cgt) in difesa dei decreti di salvaguardia ambientale e territoriale;
- tutela dei difensori della terra: Creare reti di protezione per gli attivisti e i leader sociali minacciati.
- internazionalizzazione delle tutele: consolidare il Forum sindacale Panamazzonico per contrastare le dinamiche estrattive a livello sovranazionale.
Il forum di Leticia
Il 21 agosto le attività si sono spostate a Leticia, nel cuore dell'Amazzonia colombiana, per un forum aperto che ha coinvolto oltre 120 studenti universitari, ricercatori, attivisti e rappresentanti di Parques Nacionales Naturales e CorpoAmazonia.
L'incontro ha toccato con mano le enormi contraddizioni del territorio: nel dipartimento di Amazonas il 49,5 per cento della popolazione ha bassi livelli educativi, l'85 non ha accesso all'acqua potabile e l'economia si regge quasi interamente sul lavoro informale.
Attraverso gli interventi istituzionali è emersa la forte frammentazione amministrativa (tra Resguardos Indígenas, entità territoriali indigene e riserve) che, combinata con le enormi distanze geografiche e l'infiltrazione di gruppi armati e narcotraffico, rende complessa l'azione di tutela ambientale. Anche le aree protette e i parchi nazionali naturali (come Amacayacu e Yaigojé Apaporis) soffrono la pressione costante della deforestazione, della pesca di frodo e delle estrazioni illegali.
Il forum ha permesso alla Cut di riaffermare l'importanza di non isolare i dibattiti ambientali, ma di portarli direttamente nelle comunità di base, costruendo un ponte permanente tra le istanze nazionali e le problematiche locali dell'Amazzonia profonda.
Cgil e Nexus solidarietà internazionale
La partecipazione e il sostegno di Nexus Solidarietà Internazionale Ets e della Cgil a questo importante percorso riaffermano la centralità della cooperazione sindacale internazionale. La crisi climatica e la transizione energetica sono sfide globali che non possono essere risolte all'interno dei singoli confini nazionali.
Lavorare al fianco delle centrali sindacali colombiane e i coordinamenti panamazzonici nella costruzione di una transizione giusta significa difendere i diritti dei lavoratori di oggi e di domani, promuovere la giustizia socio-ambientale e contrastare ogni forma di nuovo estrattivismo. Nexus continuerà a supportare questi processi di formazione, scambio ed elaborazione politica, convinta che non possa esserci reale sostenibilità ambientale senza giustizia sociale e lavoro dignitoso.
Amazzonia patrimonio unico
L’Amazzonia è un patrimonio unico per la vita, per la lotta contro il cambiamento climatico, per il ciclo dell’acqua, per la ricchezza della biodiversità e delle risorse naturali. È un luogo sacro che esige rispetto. Invece è profanato dall'estrazione del petrolio, dalle miniere illegali, dalla deforestazione, dall'agricoltura e dalla coltivazione intensiva e dal narcotraffico.
L’accordo della conferenza Kunming-Montreal sulla biodiversità del 2022 ha stabilito vari punti chiave per l'Amazzonia: il riconoscimento dei diritti e delle conoscenze delle comunità indigene, il rispetto dei titoli di proprietà tradizionali e dei diritti umani dei popoli indigeni, l'integrazione della conoscenza tradizionale nella gestione e nel ripristino della biodiversità, la distribuzione equa dei benefici e delle risorse finanziarie per la conservazione dei boschi gestiti direttamente dalle popolazioni locali e indigene.
Questi impegni però restano sulla carta, mentre nella conferenza sul clima di Belém, l’anno scorso, non c’è stato il consenso politico per adottare un percorso per fermare la deforestazione ed eliminare i combustibili fossili.
Priorità universale
La difesa dell'Amazzonia e delle altre riserve biologiche del Pianeta deve essere una priorità universale, a partire dalle conferenze sul clima e sulla biodiversità, chiedendo una tabella di marcia per l'eliminazione graduale dei combustibili fossili, sostenendo il processo della conferenza di Santa Marta, una tabella di marcia per fermare la deforestazione e finanziamenti per le comunità che hanno subito l'appropriazione e la devastazione delle risorse naturali.
Le risorse finanziarie devono essere gestite democraticamente e con la partecipazione delle comunità. A livello europeo e italiano devono essere applicate le normative contro la deforestazione e il commercio illegale e va garantita la trasparenza e la tracciabilità delle importazioni per assicurare il rispetto dei diritti umani, diritti dei lavoratori e della tutela ambientale.
Dobbiamo contrastare l'estrazione di combustibili fossili, l'attività mineraria illegale e la deforestazione; prevenire nuove forme di estrattivismo "verde" e, attraverso la diversificazione economica, impedire che le politiche ambientali europee abbiano un impatto negativo sulle economie e sulla forza lavoro dei Paesi del Sud del mondo.
Sabina Breveglieri, Nexus solidarietà internazionale Emilia Romagna Ets
Simona Fabiani, responsabile politiche per il clima, il territorio, l’ambiente e la giusta transizione della Cgil






















