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Dopo l’approvazione da parte del parlamento della legge di conversione del decreto 107/26 sul Piano nazionale di ripresa e resilienza e infrastrutture, la Commissione europea ha reso noto il 7 agosto la proposta di decisione di esecuzione relativa all’ottava e ultima revisione del Pnrr.
“Queste disposizioni, nonostante avranno un impatto profondo nell'immediato e nel prossimo futuro, sia da un punto di vista sociale che economico, sono state adottate secondo le ormai consolidate modalità – dichiara Christian Ferrari, segretario confederale Cgil -: zero discussione e nessun coinvolgimento del partenariato sociale. A dispetto della revisione tecnica di cui ha più volte parlato il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti per giustificare una modalità di operare totalmente autoreferenziale, le misure modificate sono ben 118”.
118 misure modificate
Eccole, nel dettaglio. Due sono state rimosse (le connessioni diagonali in ambito ferroviario e il regime di credito di imposta per investimenti nella Zes), dodici saranno solo parzialmente realizzabili per diversi motivi (inflazione, eventi meteorologici estremi, ritardi imprevisti nelle forniture, impedimenti tecnici), 102 misure sono state modificate per attuare alternative migliori (o presunte tali) al fine di raggiungere la loro ambizione originaria, due sono nuove (investimento sui cosiddetti treni diagnostici e istituzione di un credito d'imposta verde). Inoltre, per otto misure viene incrementato il livello di attuazione e in due casi sono stati eliminati errori materiali.
L’impatto del Pnrr su transizione climatica e digitale, invece, cala ulteriormente, accontentandosi di rimanere entro le percentuali minime previste dai regolamenti europei.
Più incentivi alle imprese
Lo scopo di questa nuova revisione è ricevere tutti i finanziamenti previsti, oltre 194 miliardi di euro, spostando ulteriori risorse sugli incentivi alle imprese, con condizionalità minime, e sull’incremento dei fondi (facility) da utilizzare dopo il 2026. Sono evidenti anche le difficoltà nel puntare sugli investimenti pubblici, a partire da quelli relativi alle infrastrutture.
“Si tratta di segnali che rendono chiaro come il dopo Pnrr sarà molto problematico – prosegue Ferrari -, soprattutto per quei territori in cui i divari e le diseguaglianze sono più marcati. In queste realtà inciderà, più che altrove, la mancanza di uno straccio di idea di modello di sviluppo, che non si risolva nel pesante aumento delle spese militari”.
Riforme senza trasparenza
In questo contesto l’orizzonte immediato del governo è la prossima legge di bilancio a cui il Pnrr potrebbe dare un contributo significativo in termini di risorse se, come sembra, il meccanismo dei costi non correlati ai finanziamenti ma ai traguardi e agli obiettivi consentirà economie di spesa rilevanti.
“Da un punto di vista democratico consideriamo estremamente pericolosa la deriva imposta alla gestione del Pnrr in tema di riforme approvate e modificate senza trasparenza e senza coinvolgere il Paese – conclude il segretario Cgil -. Nell’immediato come Cgil vigileremo con rigore sull’applicazione delle modifiche ‘tecniche’ apportate in questa revisione su varie riforme, a partire da quella sul federalismo fiscale. Nessuno pensi di utilizzare il Pnrr per fughe in avanti e forzature costituzionali”.






















