PHOTO
Il caldo estremo non può più essere affrontato come un'emergenza da gestire di anno in anno, rincorrendo le ordinanze regionali. Per la Fillea Cgil è necessario cambiare approccio e riconoscere gli effetti del cambiamento climatico come un problema strutturale che deve essere affrontato già nella progettazione delle opere e nell'organizzazione del lavoro.
A dirlo è il segretario generale della Fillea Cgil, Antonio Di Franco, intervenuto a Rai News 24 per fare il punto sui rischi legati alle alte temperature nei cantieri. "Esistono misure tutte dettate dall'emergenza", ha spiegato Di Franco, sottolineando come ogni estate si sia costretti a "rincorrere le ordinanze delle varie regioni", che presentano "tante carenze".
Le deroghe che lasciano aperti i cantieri
Una delle principali criticità riguarda proprio il settore delle costruzioni. Le ordinanze prevedono infatti deroghe per i cantieri che svolgono attività considerate di pubblica utilità. Una scelta che, secondo la Fillea, rischia di lasciare fuori una parte consistente dei lavoratori maggiormente esposti.
"Basta pensare alla mole dei cantieri pubblici", ha osservato Di Franco, e in particolare ai numerosi lavori legati al Pnrr, per comprendere come "molti di questi cantieri, la maggioranza direi, non sono entrati in questa ordinanza". Di conseguenza, "i lavoratori hanno continuato a lavorare".
Il problema, però, non è soltanto quello delle deroghe. Secondo il segretario generale della Fillea, anche quando esistono indicazioni per limitare le attività, non sempre i cantieri si fermano. Alla base ci sono, a suo giudizio, due carenze: la mancanza di un meccanismo automatico di sospensione delle attività in presenza di un rischio elevato e l'insufficienza dei controlli.
Senza Cig obbligatoria il rischio resta sui lavoratori
"La norma non prevede l'obbligo della cassa integrazione", ha spiegato Di Franco. In presenza di un rischio elevato, dunque, il legislatore non dispone preventivamente il fermo delle attività, ma lascia al datore di lavoro la possibilità di interrompere il lavoro e richiedere la cassa integrazione.
Una situazione che, unita alla carenza degli ispettori, può tradursi nella prosecuzione delle attività anche in condizioni di rischio. A questo si aggiungono le scadenze dei cantieri pubblici. "È evidente che non ci si poteva permettere di fermare i cantieri", ha sottolineato Di Franco, ricordando le scadenze legate al Pnrr. "Quindi, troppo spesso, questo è finito per essere pagato dai lavoratori".
C'è poi un ulteriore problema: la progettazione delle opere non prevede automaticamente una revisione dei tempi quando le condizioni climatiche impongono la sospensione delle attività. "I datori di lavoro non si fermano perché non ci sono controlli, hanno delle scadenze e rischiano comunque delle multe o, da parte del committente, di dover risarcire il ritardo", ha spiegato il segretario generale della Fillea. Senza un sistema che riconosca automaticamente la sospensione delle attività e garantisca la copertura salariale, il rischio viene dunque scaricato sui lavoratori.
"Questo genera tutte le difficoltà che abbiamo registrato, compreso la morte di tanti lavoratori", ha aggiunto Di Franco, ricordando i casi mortali registrati nelle ultime settimane e citando anche la vicenda di Nicu Terleti, il lavoratore moldavo morto a Padova, per il quale si ipotizza un malore legato alle alte temperature.
Il caldo non è più un'emergenza
Per la Fillea Cgil, però, il punto decisivo è un altro: il caldo estremo non può più essere considerato un fenomeno eccezionale. "Dobbiamo ragionare ormai in termini di adattamento al mutamento climatico", ha detto Di Franco.
Questo significa intervenire sui luoghi di lavoro e sui processi produttivi, non limitarsi a stabilire quando sia possibile o meno lavorare all'aperto. "Spesso le ordinanze si concentrano sui lavori all'esterno perché sono quelli più visibili e più esposti", ha osservato, ma temperature superiori ai 35 gradi vengono segnalate anche "in tutte le nostre fabbriche, in tutti i siti produttivi".
Da qui la proposta di una grande operazione di efficientamento dei luoghi di lavoro, che avrebbe anche un effetto positivo sul piano occupazionale. "Sarebbe anche una manovra che metterebbe in campo una mole di lavoro importante per il Paese", ha sottolineato Di Franco.
Sicurezza e clima devono entrare nei progetti
L'adattamento climatico deve inoltre diventare parte integrante della progettazione delle opere. In edilizia, sostiene la Fillea, le alte temperature e il rallentamento delle attività nei mesi estivi devono essere previsti prima dell'apertura dei cantieri.
"Banalmente, tutti i committenti devono sapere che nei periodi estivi i cantieri edili, pubblici soprattutto, avranno un'attività produttiva rallentata, proprio a tutela dei lavoratori", ha spiegato Di Franco. Nella progettazione dovrebbero quindi essere previsti anche gli oneri necessari alla sicurezza: ambienti refrigerati, pause più frequenti e dispositivi di protezione adeguati.
Una programmazione che dovrebbe accompagnarsi a un sistema di sostegno al reddito automatico quando il rischio climatico rende necessario fermare le attività.
"Il sacrificio non può essere pagato dai lavoratori"
La Fillea chiede dunque un intervento organico del legislatore. "Servirebbe un provvedimento che prenda in considerazione che non siamo più di fronte a un'emergenza", ha affermato Di Franco. Il cambiamento climatico, secondo il sindacato, deve essere assunto come un dato strutturale con cui organizzare il lavoro, progettare le opere e garantire la sicurezza.
Il segretario generale della Fillea critica infine la gestione adottata dal governo: "Basta vedere l'ultimo provvedimento: è intervenuto dal primo luglio con effetti dal primo luglio in poi. Noi abbiamo passato tutto il mese di giugno con temperature roventi".
La conclusione è netta: "Il messaggio sembra quasi chiaro. Abbiamo le scadenze del Pnrr e il sacrificio lo devono pagare i lavoratori. Così non va bene".






















