Quaranta comuni finiti sott’acqua da Bologna a Rimini, 250 frane attive, 450 strade interrotte, l’A14 chiusa, treni fermi. Nove vittime, migliaia di sfollati. La conta dei danni inizia adesso che le piogge stanno dando una breve tregua alle popolazioni dell’Emilia Romagna pesantemente colpite dall’alluvione: case distrutte, campi allagati, aziende chiuse. Persone che hanno perso tutto.

“Per noi l’emergenza umanitaria è ancora in corso, bisogna mettere in sicurezza gli abitanti – racconta Maria Giorgini, segretaria generale della Camera del lavoro di Forlì -: ci sono una parte della città e molti comuni della Media Valle che devono essere raggiunti e soccorsi, con mezzi anfibi e gommoni, alcune zone sono ancora senza elettricità e senza collegamenti telefonici”. “È un disastro dalle proporzioni immani, a memoria d’uomo non si ricorda un evento di tale gravità – illustra Marinella Melandri, segretaria generale della Cgil Ravenna -, ci sono intere zone irraggiungibili, dove non c’è luce elettrica né acqua”.

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Nel Forlivese le frane hanno isolato alcuni territori dell’Appennino, mentre alcune aree hanno subito entrambi i fenomeni, quelli franosi e alluvionali. “Le forze dell’ordine, la protezione civile, adesso è arrivato anche l’esercito, stanno facendo un lavoro straordinario – riprende la sindacalista, che ringrazia per la solidarietà espressa tutte le strutture Cgil -, le istituzioni stanno facendo il possibile. Ma servono mezzi e persone per ripristinare i locali pubblici e privati, per togliere il fango e l’acqua, dove è possibile. Ma attenzione: a chi partendo in autonomia anche da altre regioni per venire qui volontariamente a dare una mano diciamo di non muoversi, perché è pericoloso e perché molte strade sono interrotte”.

Nonostante la confusione e la concitazione dettata dall’emergenza, la Cgil ha avanzato richieste prioritarie a tutela dei cittadini e dei lavoratori. “A chi ha perso la casa o ha l’alloggio inagibile, vanno garantite soluzioni di lungo periodo – dice Giorgioni -. Chiediamo la dichiarazione dello stato di calamità che potrà assicurare gli ammortizzatori sociali per tutti, anche per i precari e gli stagionali, quelli impiegati in particolare nell’agricoltura e nel turismo, seguendo il modello a suo tempo usato per la crisi dell’aviaria. Gli ammortizzatori secondo noi devono coprire anche gli addetti che sono nell’impossibilità di raggiungere il posto di lavoro. Se c’è necessità di un decreto speciale per prevedere tutte le casistiche, che si faccia”.

Poi ci sono i luoghi di lavoro, che devono riaprire solo dopo che saranno stati messi in sicurezza: Rsu e delegati in contatto con le aziende per chiedere gli ammortizzatori sociali e dove non c’è la disponibilità, il sindacato è pronto allo sciopero. La Cgil ha chiesto anche la sospensione dei mutui ed erogazioni statali per il ripristino delle strade, dei parchi, degli edifici pubblici e poi per mettere in garanzia il sistema delle imprese e per il ristoro dei danni subiti dalla cittadinanza.

“Anche se siamo ancora in emergenza, guardiamo già al prossimo futuro, al momento in cui potremo ricominciare e partire con la ricostruzione – afferma la segretaria di Ravenna -. Ebbene, questa alluvione ha reso evidente che non possiamo semplicemente ripristinare il nostro territorio come prima di questa tragedia. Da un punto di vista statistico, la nostra zona, anche se con situazioni articolate, è una delle aree a più alto indice di consumo di suolo dell’Emilia Romagna e forse di tutta l’Italia. Quindi dovremo riprogettare il territorio, l’infrastrutturazione andrà completamente ripensata prevedendo aree di sfogo in caso di eventi estremi, che secondo la scienza saranno sempre più frequenti. Questa è un’occasione per realizzare un riassetto che punti davvero sulla prevenzione”.

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