La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari relativo ai fatti avvenuti il 3 ottobre 2025 presso la stazione ferroviaria di Massa Centro, nel corso di una manifestazione in occasione dello sciopero generale per la Palestina.

L’atto riguarda 37 persone, alle quali vengono contestati, a vario titolo e in concorso, reati connessi all’interruzione del pubblico servizio ferroviario, all’ostacolo alla circolazione dei treni e allo svolgimento della manifestazione, con disagi significativi al traffico ferroviario regionale. Tre le 37 persone, ci sono sindacalisti, esponenti della società civile, giovani.

Nei giorni scorsi, sempre per i fatti alla stazione di Massa del 3 ottobre 2025 durante le iniziative per la Palestina in concomitanza con lo sciopero generale, alcune persone (che figurano anche tra i destinatari dell’avviso) erano state sanzionate dalla Polfer con multe da circa 300 euro.

La Cgil Toscana esprime “forte preoccupazione per quanto sta avvenendo nei confronti di una manifestazione pacifica, che si è svolta senza scontri, senza danneggiamenti e senza alcun pericolo per l’ordine pubblico”.

Si è trattato, continua la nota, di “un’iniziativa nella quale donne e uomini, giovani e pensionati, hanno esercitato diritti garantiti dalla Costituzione: il diritto di manifestare, di riunirsi, di esprimere liberamente il proprio pensiero di fronte a un genocidio e a una tragedia umanitaria che continua a sconvolgere Gaza, tanto più che la circolazione ferroviaria risultava già interrotta”.
La Cgil Toscana ritiene “inaccettabile che il dissenso sociale e politico venga trattato come un problema di ordine pubblico e che la protesta venga trasformata in reato. Così si comprimono spazi democratici fondamentali e di colpire chi chiede pace, diritti e giustizia, manifestando anche il proprio dissenso verso l’inerzia e le responsabilità del governo italiano di fronte a quanto sta accadendo in Palestina”.
La Cgil Toscana sarà al fianco delle persone coinvolte, “a tutela delle libertà costituzionali e del diritto di manifestare pacificamente, che rappresentano un pilastro irrinunciabile della democrazia. Seguiranno valutazioni e iniziative sia politiche che nelle sedi opportune, anche a tutela dei diritti delle persone coinvolte e della libertà di manifestazione”

Per Nicola Del Vecchio, segretario generale Cgil Massa Carrara, l’operazione messa in campo dalla Procura di Massa Carrara, “utilizza a piene mani il cosiddette diritto penale del dissenso, ossia quel microsistema di norme che incriminano, limitando l’esercizio delle libertà costituzionali, tutte le forme di dissenso”.

Il 3 ottobre a Massa chi protestava, continua Del Vecchio, ha utilizzato “gli strumenti che la Costituzione mette a disposizione per esprimere il pensiero: riunione, parola, collettività che partecipa alla vita del Paese. Non ci sono stati scontri, nessun danneggiamento. A dire il vero, neppure nessun blocco ferroviario, visto che i treni non circolavano da ore”.

Nonostante ciò sono state utilizzate ben tre norme “per criminalizzare un’unica condotta. Per farlo, la Procura ha potuto usare anche il nuovo reato di blocco ferroviario introdotto dal decreto sicurezza 48/25, reato rispetto al quale autorevoli giuristi hanno espresso fortissimi dubbi di costituzionalità”.

"Nessuna offensività, nessun pericolo per l’ordine pubblico. Viene dunque da pensare che lo scopo del livello nazionale, trasmesso ai territori, sia uno: punire chi è sceso in piazza contro il genocidio in corso a Gaza, esprimendo anche la propria contrarietà al silenzio e all’immobilismo complice del governo italiano”, conclude il sindacalista.