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È un rapporto molto in scuro e poco in chiaro quello sul Benessere equo e sostenibile (il Bes) reso noto dall’Istat e riferito al 2025. Tra i dati più inquietanti c’è sicuramente quello che riguarda la precarietà: aumenta infatti quella di lunga durata e si riducono i passaggi dai lavori instabili a quelli stabili. E ancora: tasso di occupazione ancora molto inferiore alla media europea, part-time involontario triplo tra le donne rispetto agli uomini, e tanta povertà assoluta.
La precarietà non finisce mai
Ma andiamo con ordine. In un contesto pure di riduzione del lavoro a termine, spiega l'istituto, aumenta la quota di quanti svolgono un lavoro a termine da almeno cinque anni con lo stesso datore di lavoro (da 19,4% a 21,3%). Tra il 2024 e il 2025 la quota di lavoratori a termine transitata verso un lavoro stabile scende al 12,3% (era 16,6% tra il 2023 e il 2024).
Non solo: il tasso di occupazione è inferiore di 8,5 punti percentuali rispetto alla media europea, con un divario particolarmente ampio tra le donne (-13,3 punti contro -3,8 per gli uomini). Il rapporto rileva poi criticità anche per il tasso di mancata partecipazione al mercato del lavoro e per il part-time involontario. Se è vero che nel 2025 diminuisce la quota di occupati in part-time involontario (7,7%, -0,8 punti percentuali in un anno), la quota di part-time involontario tra le donne occupate rimane tripla rispetto agli uomini (12,8% e 4,0%).
Oltre 5 milioni di persone in povertà assoluta
Secondo il Rapporto Bes nel 2025 crescono i redditi medi e continua a migliorare la percezione della situazione economica, tuttavia oltre 5,4 milioni di persone sono in una condizione di povertà assoluta, soprattutto nelle famiglie numerose e in quelle con almeno un figlio minore. Le famiglie in povertà assoluta in Italia sono l'8% sul totale delle famiglie residenti, coinvolgendo il 9,3% dei residenti. L'incidenza di povertà assoluta individuale si mantiene più elevata nel Mezzogiorno 11,5%, segue il Nord con l'8,5%, mentre il Centro conferma i valori più contenuti con il 7,4%.
E per il futuro le cose non sembrano migliorare: nel 2025 il 22,6% delle persone residenti in Italia è a rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 20,9% del complesso dei residenti nell'Unione europea, collocando l'Italia al ventunesimo posto tra i 27 Paesi dell'Ue.
Anche l'indicatore relativo alla grande difficoltà ad arrivare a fine mese e la disuguaglianza del reddito disponibile pongono l'Italia in svantaggio. Nel 2025, infatti, la quota di persone che vivono in famiglie che dichiarano di arrivare a fine mese con grande difficoltà è il 7,5% (12,3% nel Mezzogiorno).
Istruzione e formazione al palo
Secondo l’Istat in Italia le persone con diploma o laurea sono inferiori rispettivamente di 14,2 e 13,7 punti percentuali rispetto alla media europea, con divari leggermente più accentuati tra gli uomini. Valori inferiori all'Ue27 si registrano anche per le competenze digitali almeno di base (54,3%; 60,4% Ue27), mentre anche la quota di giovani che non lavorano e non studiano (Neet) resta superiore alla media europea (13,3%).
























