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Immenso Lula. È bene gioire per questo insperato risultato, come per la sorprendente vittoria della lista dei giovani in Serbia. In entrambi i casi, distanti migliaia di chilometri e di storia, le sfide da affrontare saranno gigantesche.
Lula lo aveva detto: “Al secondo turno do il meglio di me stesso”. Una rimonta, la sua, data per impossibile visto l’isolamento della sinistra e l’invasiva campagna mediatica della destra internazionale che sperava di farla finita con l’anomalia brasiliana progressista e democratica.
Lula ha dovuto mettere in campo tutte le sue energie e le risorse, portando al voto quei brasiliani che avevano disertato le urne al primo turno, in particolare le donne, e quelle fasce di elettorato senza obbligo di voto, come ultrasettantenni e giovani adolescenti (16-17 anni).
Le ultime carte che ha calato sul ballottaggio - l’aumento delle bolsa familia, il programma che ha tolto dalla fame oltre 30 milioni di famiglie, la riduzione della settimana lavorativa da 44 a 40 ore, la messa al bando del gioco d’azzardo - sono state vincenti.
Lula ha catturato quasi dieci milioni di voti in più rispetto al primo turno, portandosi al 51,76%, mentre il suo rivale, Flavio Bolsonaro, si è fermato al 48, 24%, con sei milioni di voti in più.
L’assalto alla democrazia ed all’emancipazione di milioni di brasiliani, ma non dimentichiamolo, per tutto il continente a sud del rio Grande, ha per il momento fallito.
Governare sarà un inferno, come scrive El Pais, con una destra che avrà una maggioranza come mai nei precedenti mandati di Lula era accaduto. Inoltre, il contesto regionale non è più quello del frente progresista, oggi solo in Messico e Uruguay.
Sarà, quindi, un mandato che dovrà affrontare molti ostacoli e attacchi, interni ed esterni, ma che dovrà anche pensare al cambio generazionale. Lula non potrà più essere rieletto, avendo compiuto a fine mandato 85 anni, limite massimo per essere candidato.
Una sfida che può essere affrontata solamente con una politica economica e sociale capace di tenere insieme le rivendicazioni di milioni di brasiliani che lottano per uscire dalla povertà e dall’emarginazione, con una classe media che è cresciuta negli ultimi trent’anni grazie alle politiche di inclusione sociale e di crescita economica, ma che è attratta dai populismi di destra che ha, nel bolsonarismo, il miglior interprete e rappresentante della destra internazionale.






















