Un saggio denso quello firmato da Fabrizio Barca, co coordinatore del Forum Diseguaglianze e Diversità, e da Caterina Manicardi, ricercatrice del Forum, e appena pubblicato. Si interroga sulla partecipazione dei ragazzi e delle ragazze alla vita pubblica, alla politica. Un fenomeno scarso e carsico, scoraggiato da vari fattori, a cominciare da quello che i giovani hanno la percezione che quando si mobilitano poi non vengono ascoltati. Hanno una idea dello Stato come debole e quasi inutile rispetto alle proprie esigenze.

E poi, rispetto a quelli degli anni 60 e 70 dello scorso secolo, quelli che con il proprio “muoversi” hanno contribuito a una trasformazione profonda della società italiana e dell’apparato di leggi del nostro Paese, sono pochi, troppo pochi.

“La fascia 15-25 anni – si legge nel saggio - è passata infatti dal 15,7% della popolazione degli anni ’60 al 10,8% di oggi. Inoltre, rispetto a quegli anni, dopo mezzo secolo di cultura neoliberista, il senso comune prevalente è segnato dalla perdita di speranza nel cambiamento e dalla sfiducia nel pubblico e nelle organizzazioni”.

Certo gli ostacoli che devono affrontare sono molti a cominciare dagli ultimi in ordine di tempo: i decreti sicurezza che limitano la partecipazione sia ex ante che post. Basti pensare al numero incredibile di accertamenti da parte delle forze dell’ordine, lo scorso anno sono state più di 50milioni. E poi, per chi nonostante tutto è sceso in piazza a manifestare – come Costituzione sancisce – il proprio pensiero, deve far fronte a procedimenti penali che macchiano la fedina penale. Perché partecipare allora?

Già perché quando “Anche l’ecosistema organizzativo, dai movimenti alle organizzazioni di cittadinanza e del lavoro fino ai partiti, è frantumato e in genere impermeabile alla loro voce. Si aggiunge infine il susseguirsi di politiche dell’istruzione, del lavoro, della cura, degli spazi collettivi e dell’abitare sistematicamente incapaci di corrispondere alle aspirazioni giovanili e, in modo crescente, di politiche volte a intimidire l’impegno politico”. Si legge ancora nello studio di Barca e Manicardi.

Ma non tutto è perduto. Se il punto di partenza è che la partecipazione giovanile è questione di democrazia allora occorre rimuovere gli ostacoli che la limitano. La conclusione del saggio, sulla quale il ForumDD spera di aprire un serrato confronto, “è che la mancata trasformazione delle perturbazioni giovanili in una crisi generatrice di cambiamento non sia affatto un destino. Non è frutto di inconsapevolezza sociale, ambientale e politica delle nuove generazioni e nemmeno di un loro radicato individualismo, come troppo spesso si argomenta. È, piuttosto, il frutto di un cumulo di ostacoli”.

Ma gli ostacoli si possono rimuovere, ecco allora 9 proposte di politiche che contribuirebbero alla riconquista della fiducia e alla apertura alla partecipazione, sono politiche per: L’istruzione scolastica, la nuova cittadinanza, il patrimonio di partenza, l’università, gli spazi di pubblico incontro, il lavoro, il lavoro pubblico, la cura, la casa.

È necessario, però, che cambi il senso comune, la “narrazione” ad ecco, anche in questo caso una proposta concreta del Forum DD: “L’arte nella contesa per il senso comune”.

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