A pochi giorni dal cinquantesimo anniversario della nube tossica dell’Icmesa, Seveso è tornata a essere il luogo dove interrogarsi sul rapporto tra industria, salute e ambiente. Nei giorni scorsi, la Filctem Cgil Lombardia ha riunito nella cittadina brianzola la propria assemblea generale, scegliendo uno dei simboli della storia industriale italiana.

L’assemblea del 22 giugno è stata un momento di memoria collettiva. La Filctem Cgil Lombardia ha voluto dedicare una parte dei lavori al ricordo di quella vicenda e a ciò che ha insegnato al sindacato e alla società italiana. Seveso ha posto con forza una questione ancora attuale: la sicurezza non può essere considerata un tema separato dalla salute di chi lavora, dalla vita delle comunità e dalla tutela dell’ambiente.

L’iniziativa ha rappresentato anche un’occasione di confronto, con interventi da tutta la Lombardia. Delegate, delegati e strutture territoriali hanno portato esperienze, riflessioni e vertenze che parlano del presente del lavoro chimico, tessile, energetico e manifatturiero, confermando quanto i temi della salute, della sicurezza, dell’ambiente e della qualità dello sviluppo restino centrali nell’iniziativa della categoria.

Perché Seveso

Era il 10 luglio 1976 quando, nello stabilimento Icmesa di Meda, azienda del gruppo Givaudan controllata dalla multinazionale Hoffmann-La Roche, una nube di diossina TCDD si disperse nell’aria, investendo un’ampia area della Brianza e colpendo in modo particolare Seveso. Da quel giorno nulla fu più come prima. La vita di un territorio venne sconvolta e cambiò il modo di guardare agli impianti industriali a rischio, al rapporto tra produzione, salute, ambiente e responsabilità delle imprese.

Carlo Ghezzi e la memoria dell’Icmesa

Durante i lavori è stato consegnato un riconoscimento a Carlo Ghezzi, memoria sindacale della vicenda Icmesa. Iscritto alla Cgil dal 1969, Ghezzi iniziò la propria attività nella commissione interna e poi nel Consiglio di Fabbrica delle aziende del gruppo Roche, tra cui l’Icmesa di Seveso. Da quella esperienza prese forma una parte importante del suo percorso sindacale, proseguito poi nella Filcea, nella Camera del Lavoro di Milano e nella Cgil nazionale.

Nel suo intervento, Ghezzi ha ricostruito la storia di quella fabbrica: le trasformazioni produttive, gli impianti, la sottovalutazione dei rischi, la nube tossica, le prime morti di animali, la paura delle famiglie, i ritardi delle risposte aziendali e istituzionali. Un racconto che ha riportato l’assemblea dentro quei giorni, ma soprattutto dentro il cambiamento culturale e sindacale che ne seguì.

Della sua testimonianza resta una lezione ancora attuale: non bastava occuparsi della nocività visibile, della polvere, del rumore, degli occhi che bruciavano. C’era un altro tema, più profondo e più difficile da vedere: il rischio. Impianti che potevano apparire puliti, ma che avevano “in pancia una bomba”.

Da quella esperienza maturò un cambio di passo nell’azione sindacale. “La salute non si vende” non era soltanto uno slogan: significava smettere di accettare il rischio in cambio di un’indennità e iniziare a contrattare per rimuovere le cause della nocività. Significava mettere al centro la prevenzione e tenere insieme la salute di chi lavora e quella di chi vive attorno ai luoghi della produzione.

Le riflessioni di Perego e Pepe

“Quel sabato 10 luglio 1976 la nube tossica cambiò per sempre la storia industriale, ambientale e sociale del nostro Paese e dell’Europa”, ha affermato Luisa Perego, segretaria generale della Filctem Cgil Lombardia. “Da quel trauma collettivo è nata una nuova consapevolezza: la salute dei lavoratori e la tutela dell’ambiente sono un diritto unico e inscindibile”.

Una presa di coscienza che resta attuale anche per Antonio Pepe, segretario nazionale della Filctem Cgil. “Sul tema della sicurezza non possiamo mollare”, ha sottolineato, “perché troppo spesso viene vista come un costo e non come un valore. Quando un incidente non viene circoscritto, non resta dentro il perimetro dell’area industriale. Coinvolge le comunità, perché intorno ai siti produttivi sono cresciute città e paesi”.

Dalla nube alla direttiva Seveso

Il disastro Icmesa contribuì a cambiare l’approccio europeo agli impianti industriali a rischio, fino alla direttiva europea 82/501/CEE, nota come “direttiva Seveso”. Ma produsse anche una maturazione dentro il movimento sindacale: ambiente e lavoro non potevano più essere pensati come terreni separati. È dentro questa storia che si colloca anche la nascita dell’Associazione Ambiente e Lavoro, esperienza che ha contribuito a tenere insieme prevenzione, salute nei luoghi di produzione e tutela dell’ambiente.

Il Bosco delle Querce, memoria che guarda al futuro

Dopo l’assemblea, la giornata è proseguita con una visita al Bosco delle Querce, il parco nato nell’area più colpita dalla contaminazione, la ex zona A. Ad accompagnare la delegazione sono stati Giorgio Garofalo, consigliere comunale e provinciale di Seveso Futura e presidente dell’associazione Alisei, e Alberto Colombo, ambientalista di Sinistra e Ambiente Meda, che hanno richiamato il valore storico e ambientale del Bosco e le preoccupazioni legate alle trasformazioni del territorio.

Una visita che ha permesso di collegare la memoria del 1976 al presente, ricordando come questo luogo continui a essere uno spazio vivo di memoria, tutela ambientale e partecipazione civica.

Il 10 luglio con il presidente Mattarella

Il cinquantesimo anniversario porterà Seveso al centro dell’attenzione nazionale, anche con la presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla commemorazione del 10 luglio.